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Sclerosi multipla, ocrelizumab allontana lo spettro disabilità

Arriva Ocrelizumab, la nuova terapia contro la sclerosi multipla ha ricevuto semaforo verde dall'Aifa, l'Agenzia italiana del Farmaco, per impiego ospedaliero, ed è ora disponibile a carico del Servizio sanitario nazionale. Si allontana lo spettro disabilità. La sclerosi a placche colpisce soprattutto giovani tra i 20 e i 40 anni, le donne sono il doppio degli uomini, ogni anno si registrano in media 3.400 nuove diagnosi.

«Questo farmaco - ha dichiarato Carlo Pozzilli, direttore del Centro sclerosi multipla dell'Ospedale Sant'Andrea di Roma - viene somministrato endovena ogni 6 mesi e non richiede analisi di routine. Ha una grande semplicità di impiego: un passo avanti straordinario nella sclerosi multipla rispetto agli approcci orali quotidiani e alle infusioni a cadenza mensile».

"Ocrelizumab ha la peculiarità unica - spiega Giancarlo Comi, direttore del Dipartimento di neurologia e dell'Istituto di neurologia sperimentale, Università Vita-Salute, Irccs Ospedale San Raffaele, Milano - attacca un tipo specifico di linfociti B, quelli che esprimono il recettore Cd20. Sappiamo che queste cellule svolgono un ruolo chiave nell'aggressione che il sistema immunitario scatena contro le cellule nervose e la guaina mielinica che le ricopre. L'efficacia risulta superiore all'interferone b-1a ad alte dosi. Grazie al profilo peculiare di efficacia e sicurezza Ocrelizumab viene a colmare importanti bisogni insoddisfatti".

I dati sull'efficacia e sulla sicurezza a lungo termine di ocrelizumab sono coerenti con il suo profilo beneficio-rischio favorevole sia per la forma primariamente progressiva (SMPP) sia per la recidivante (SMR), osservata anche in quelli che provengono da un precedente ciclo con interferone.

Nelle persone con sclerosi multipla primariamente progressiva, ocrelizumab, affermano gli autori delle ricerche, può ritardare di sette anni un eventuale aggravamento, di quelli che prima richiedevano l'impiego della sedia a rotelle. Due nuovi studi di fase IIIb su ocrelizumab nella forma progressiva valuteranno infine la sua capacità di conservazione della funzione anche nell'arto superiore. Dal punto di vista tecnico, Ocrelizumab, diceva il professor Comi, si lega alle proteine della superficie cellulare CD20+, espresse su alcune cellule B, risparmiando cellule staminali e plasmacellule, consentendo così di preservare importanti funzioni del sistema immunitario.

Alessandro Malpelo

QN Quotidiano Nazionale

Salute

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