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Xenobiotici, le insidie della chimica da tenere a debita distanza

Negli ultimi anni, sempre più esperti hanno messo in guardia sulla crescente esposizione agli agenti esterni che siamo costantemente a contatto con, come igienizzanti, profumi, conservanti ed additivi alimentari. Queste sostanze chimiche, chiamate xenobiotici, entrano nel nostro corpo attraverso l'alimentazione o semplicemente respirando, senza che l'organismo abbia sviluppato le difese necessarie per affrontarle.

 

Gli esperti sottolineano che l'effetto risultante di questa esposizione continua è un impoverimento del microbiota, che è considerato un vero e proprio organo sui generis responsabile della difesa delle nostre barriere naturali.

 

Se il microbiota viene squilibrato, può portare allo sviluppo di serie patologie gastrointestinali, dermatologiche, oncologiche e neurodegenerative, finanche contribuire all'insorgenza della malattia di Alzheimer, del morbo di Parkinson e del'ictus. Chi lo dice? Le risposte sono venute dal convegno organizzato dalla professoressa Roberta Rolla, docente di patologia clinica all'Università del Piemonte Orientale, insieme a Giulio Mengozzi, Direttore Biochimica Clinica presso la Città della Salute di Torino. L'evento si è svolto presso l'ospedale Maggiore della Carità di Novara, in collaborazione con l'Università degli Studi e il Centro Interdipartimentale di Eccellenza per la Ricerca Traslazionale sulle Malattie Autoimmuni ed Allergiche.

 

Oggi come oggi il microbiota è riconosciuto come un'entità che influisce direttamente sullo stato di salute delle persone e la ricerca su questo argomento è in continua evoluzione. Gli xenobiotici, le sostanze estranee al nostro organismo, possono compromettere l'equilibrio del microbiota, irritando i microrganismi che lo compongono.

 

La dottoressa Barbara Azzimonti, ricercatrice e docente di microbiologia medica all'Università di Novara, spiega che una comunità microbica equilibrata garantisce la salute di ogni individuo. Tuttavia, quando gli xenobiotici si accumulano, alcuni elementi del microbiota meno resistenti possono soccombere ai nuovi arrivati. Ciò porta ad una perdita di diversità, numerosità e funzione dell'orchestra del microbiota, che non è più in grado di svolgere correttamente il suo ruolo. Difendersi dagli xenobiotici è sempre più difficile, poiché sono presenti ovunque nella nostra vita quotidiana, come additivi alimentari, profumi, conservanti, candele profumate, incensi, detersivi, cosmetici e deodoranti.

 

Quando questi composti si accumulano in eccesso, il microbiota si impoverisce e non riesce più a comunicare correttamente con il sistema immunitario e le cellule del corpo. Anche i microrganismi più resistenti si trovano sotto stress e possono iniziare ad utilizzare strategie di sopravvivenza, diventando potenziali agenti patogeni. La mancanza delle comunità microbiche in stato di armonia che normalmente nutrono e difendono le nostre barriere naturali, come quelle intestinali e respiratorie, può consentire il passaggio di microrganismi, loro metaboliti e molecole infiammatorie, che sono alla base di molte patologie sistemiche come le malattie cardio-metaboliche, neurodegenerative, autoimmuni, deficit di attenzione e stati depressivi.

 

Numerose ricerche hanno dimostrato che la disbiosi intestinale è associata a un aumento di patologie legate all'infiammazione. Questo convegno, si legge in una nota di Biomedia, voleva offrire una preziosa opportunità per discutere e approfondire questo tema critico, al fine di sensibilizzare l'opinione pubblica sull'importanza del mantenimento di un microbiota sano e dell'adozione di pratiche di vita che riducano l'esposizione agli agenti esterni nocivi. La ricerca su questo argomento è in continua evoluzione e si spera che ciò porti a sviluppi futuri nella prevenzione e nella cura di molte patologie correlate a uno squilibrio del microbiota.

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