Medicina generale, presentato il “Modello Fimmg” per le cure di prossimità
Negli ultimi anni, la sanità italiana ha dovuto affrontare difficoltà di ogni genere, amplificate dalla pandemia di COVID-19, che ha messo a nudo fragilità e punti deboli del sistema. In questo contesto, la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG) ha presentato a Roma, presso la sede dell’ENPAM, un progetto innovativo intitolato “Definizione di un modello di assistenza territoriale: ruolo e attività del Medico di Medicina Generale”. Questa iniziativa, elaborata dalla società di consulenza Mercer, mira a ridefinire e potenziare il ruolo dei medici di medicina generale nel panorama delle cure primarie, in un momento in cui il sistema sanitario deve necessariamente evolvere per rispondere alle crescenti e più complesse esigenze della popolazione.
Il progetto prende le mosse a partire da un’attenta analisi di dieci modelli di assistenza territoriale già esistenti in sette regioni italiane, modelli che hanno mostrato una varietà di contesti urbani e suburbani. Attraverso la comparazione di indicatori chiave e interviste con medici e direttori di aziende sanitarie, è emerso un quadro complesso ma illuminante sulle potenzialità di un sistema di cure primarie più integrato e accessibile.
Secondo Silvestro Scotti, Segretario Nazionale FIMMG, “i risultati ottenuti lasciano intendere che la realizzazione di un modello che preveda la garanzia della capillarità degli studi medici da un lato, e l’integrazione dei professionisti presso le Case della Comunità Hub e Spoke, è già possibile”. Questo approccio risponde bene alle necessità immediate di assistenza, e si configura anche come un’opportunità per valorizzare il rapporto di fiducia tra paziente e medico, fondamentale per una sanità di qualità.
Il modello presentato da Mercer delinea dunque un nuovo assetto organizzativo, prefigura una ipotesi di sintesi virtuosa delle normative vigenti, come il DM77, il PNRR e l’ACN, Accordo Collettivo Nazionale della Medicina Generale. “Mettendo in relazione le AFT della Medicina Generale con le Case della Comunità Hub e Spoke, possiamo sviluppare le potenzialità del rapporto libero professionale convenzionato”, afferma Scotti. Questa sinergia promette di migliorare l’assistenza ai pazienti, mantenendo l’indipendenza dei medici convenzionati con il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e riducendo il rischio di trasformarli in figure subordinate.
Le Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) sono forme organizzative costituite da medici di medicina generale che collaborano per garantire l'assistenza a una popolazione di riferimento, un bacino di circa 20.000-30.000 abitanti, garantisce una copertura sanitaria per l'intero arco della giornata, sette giorni su sette. Ogni AFT ha una rete informatico-telematica per aggiornare costantemente le cartelle cliniche dei pazienti.
Le AFT hanno diversi compiti, tra cui:
- Assicurare l'assistenza sanitaria continua per tutta la popolazione di riferimento.
- Promuovere la medicina di iniziativa per incoraggiare stili di vita sani.
- Garantire l'equità nell'accesso ai servizi sanitari.
- Promuovere l'appropriatezza clinica nell'uso dei servizi sanitari.
- Raccordarsi con il sistema di emergenza urgenza.
Tornando alle proposte di riorganizzazione delle cure primarie, si evince che gli obiettivi del PNRR non sono solo un traguardo amministrativo, ma una questione di rilevanza sociale. Scotti sottolinea come “la partecipazione della Medicina Generale nelle sedi delle Case di Comunità può essere realizzata con gli strumenti già presenti negli accordi precedenti”. Questo aspetto è cruciale, poiché le esperienze già esistenti, documentate nel Report di Mercer, offrono un modello replicabile per affrontare la crescente domanda di salute in modo omogeneo, superando le disparità territoriali.
In questa prospettiva, la necessità di aprire al più presto le trattative per il nuovo ACN (Accordo Collettivo Nazionale) relativo al triennio 2022-2024 è più che mai urgente. Scotti evidenzia come “facilitare ulteriormente la realizzazione degli obiettivi del PNRR” richieda un impegno collettivo e coordinato da parte di Regioni e ASL. “È fondamentale definire le reti dell’assistenza con gli Studi medici, le AFT (aggregazioni funzionali) e le Case della Comunità”, prosegue, indicando la necessità di un approccio integrato che coinvolga tutti gli attori del sistema sanitario.
La visione di un’assistenza coordinata e integrata non è solo un’aspirazione ideale, ma una necessità concreta per affrontare le sfide quotidiane legate alla salute. La proposta di Mercer si inserisce in un contesto in cui è imperativo ridurre gli accessi impropri al pronto soccorso e alle cure di secondo livello, abbattendo le liste di attesa che attanagliano il sistema.
Un modello FIMMG per le cure primarie si configura come un'opportunità straordinaria per riformare vecchi schemi ormai datati. Attraverso una maggiore integrazione tra medici di medicina generale e strutture intermedie è possibile migliorare la qualità dell’assistenza, ma anche rendere il sistema più sostenibile e capace di far fronte alle sfide future.
La salute è un bene comune e la riorganizzazione delle cure primarie rappresenta un passo necessario per garantire che ogni cittadino possa accedere alle cure in modo tempestivo ed efficace. Con un forte impegno e una visione condivisa, il modello proposto da Mercer e sostenuto da FIMMG potrebbe segnare l'inizio di una nuova era per la medicina generale in Italia, promuovendo un sistema di salute più equo, accessibile e di qualità per tutti.
