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Fibrosi polmonare, terapia con nerandomilast ritarda il declino della funzione respiratoria

Gli atti respiratori scandiscono la nostra esistenza fin dal primo vagito, un declino di questa funzione segna profondamente la qualità della vita. Ogni piccolo gesto immediato, da salire le scale alla semplice conversazione, può rivelarsi un'impresa, e alla lunga questa fatica sfianca il cuore. Affanno, singhiozzo, tosse persistente, riduzione dell’ossigenazione e limitazione dei movimenti diventano assilli quotidiani. Date queste premesse, si può ben comprendere l'interesse suscitato dalla notizia che una terapia sperimentale per le fibrosi, nerandomilast, ha tagliato il traguardo dei trial clinici di fase III.

Le fibrosi polmonari occupano un posto di rilievo tra le malattie invalidanti a carico dell'apparato respiratorio. Gli alveoli perdono elasticità, vengono meno gli scambi di ossigeno. Il risultato? Una lenta e inesorabile compromissione delle funzioni vitali. La fibrosi polmonare idiopatica (IPF) è una forma grave e senza causa apparente di cicatrizzazione del tessuto polmonare. Il termine "idiopatica" indica che la medicina non è ancora riuscita a individuare con certezza le origini della patologia. Questo processo fibrotico rende i polmoni rigidi, impedendo poco alla volta una adeguata ossigenazione dei tessuti. Nel tempo, la respirazione diventa faticosa, e l’autonomia del paziente viene compromessa. Oltre alla fibrosi idiopatica esiste una categoria di malattie che seguono un’evoluzione simile, ma hanno cause più riconoscibili: le fibrosi polmonari progressive (PPF). In questo gruppo rientrano le interstiziopatie polmonari, condizioni in cui il tessuto interstiziale dei polmoni, quello che consente gli scambi gassosi tra alveoli e sangue, viene compromesso a causa di malattie autoimmuni, infezioni, esposizione ad agenti tossici o fattori genetici.

Le forme progressive di fibrosi polmonare hanno in comune l’irreversibilità del danno e la necessità di un trattamento mirato per rallentare l’evoluzione. Per anni la medicina ha cercato soluzioni che potessero interrompere il processo fibrotico e preservare il più possibile la funzionalità polmonare, con risultati limitati. La casa farmaceutica Boehringer Ingelheim ha annunciato risultati promettenti da due studi di fase III – Fibroneer-IPF e Fibroneer-ILD – volti a testare l’efficacia di nerandomilast, un farmaco da assumere per bocca che potrebbe rallentare il declino della funzionalità polmonare nei pazienti con fibrosi polmonare idiopatica e fibrosi polmonare progressiva. La molecola si configura come inibitore preferenziale della fosfodiesterasi 4B (PDE 4B), un enzima coinvolto nei processi infiammatori e fibrotici a livello polmonare. Il farmaco è stato testato sia in monoterapia sia in combinazione con i trattamenti antifibrotici attualmente disponibili, mostrando risultati significativi.

Gli studi, pubblicati nel New England Journal of Medicine, presentati alla Conferenza internazionale dell’American Thoracic Society, come si legge in un comunicato, hanno dimostrato che nerandomilast ha ridotto la variazione della capacità vitale forzata, parametro fondamentale per misurare la funzionalità polmonare, rispetto al placebo, con entrambe le dosi testate (9 mg e 18 mg). “Sappiamo che IPF e PPF continuano ad avere conseguenze devastanti per i pazienti”, ha dichiarato Toby Maher, professore alla Keck School of Medicine di Los Angeles. “Avere due studi di fase III che raggiungono l'endpoint primario è una svolta importante per la comunità scientifica, si evidenzia che nerandomilast potrebbe avere un impatto significativo sui bisogni insoddisfatti dei pazienti, sia in monoterapia sia in combinazione con i trattamenti attuali”.

Attualmente, le terapie più utilizzate per il trattamento della fibrosi polmonare idiopatica (IPF) sono il Pirfenidone, un farmaco che agisce riducendo la produzione di mediatori pro-fibrotici e modulando la risposta infiammatoria, e il Nintedanib, inibitore delle tirosin-chinasi che interferisce con i segnali di crescita coinvolti nel processo fibrotico. Le due terapie hanno dimostrato di rallentare il declino della funzionalità polmonare, ma senza peraltro fermare del tutto la progressione della malattia. Dopo anni di attesa, un nuovo farmaco frutto della ricerca scientifica si candida ad affiancare e integrare le opzioni già disponibili, offrendo ulteriori margini di speranza. “Gli ultimi dati di efficacia, sicurezza e tollerabilità del nerandomilast - ha dichiarato Shashank Deshpande, Head of Human Pharma e membro del Consiglio di Amministrazione di Boehringer Ingelheim - sottolineano la sua potenziale capacità di dare risposte adeguate". La domanda di autorizzazione del nuovo farmaco per la fibrosi polmonare idiopatica (IPF) e la fibrosi polmonare progressiva (PPF) è stata presentata negli Stati Uniti, in Cina e nella Unione Europea, e si estenderà ulteriormente ad altre nazioni. La comunità scientifica guarda con fiducia alle soluzioni terapeutiche innovative, e il cammino verso una gestione più efficace della fibrosi polmonare continua a evolversi.

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