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Polmone, passi avanti con immunoterapico durvalumab

Dall'immunoterapia parte un approccio mirato a risvegliare le difese naturali dell'organismo anche nei malati di cancro al polmone in fase avanzata. Un anticorpo monoclonale umano diretto contro il PD-L1, durvalumab, ha dimostrato di ridurre il rischio letale del 32%, quasi un terzo rispetto allo standard di cura per questa fascia di pazienti allo stadio III non operabili. In Italia si tratta di circa 10mila malati ogni anno.

La conferma arriva dallo studio di fase III Pacific presentato alla World Conference on Lung Cancer (WCLC) a Toronto e pubblicati sul New England Journal of Medicine. La molecola ha ricevuto l'approvazione da parte della Commissione europea. Per la prima volta negli ultimi quindici anni, affermano gli oncologi, si dimostra con un immunoterapico, durvalumab (Imfinzi, AstraZeneca) un passo avanti significativo per pazienti, potenzialmente guaribili, e questo approccio si rivela in grado di migliorare i risultati della chemio e della radioterapia.

«I dati confermano che durvalumab è la prima immunoterapia che dimostra un beneficio in termini di sopravvivenza globale in pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule. Lo si osserva utilizzando il regime adottato nello studio PACIFIC, che fornisce sicurezza e valido razionale per un nuovo standard di cura», ha affermato Scott J. Antonia, Moffitt Cancer Center, Tampa, Florida, principale autore dello studio. Il tumore al polmone stadio III rappresenta circa un terzo dei casi incidentali. In Italia, l'anno scorso si sono registrati 41.800 casi per questa neoplasia.

Alessandro Malpelo

QN Quotidiano Nazionale

Salute

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