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Giornata mondiale del cuore, valvole salvavita

Tra le iniziative salvavita presentate in occasione della Giornata Mondiale del Cuore per raggiungere l’obiettivo della riduzione del 25% della mortalità entro il 2025, oltre a parole chiave quali prevenzione, coronarie, defibrillatori, angioplastica, emodinamica, c'è il grande capitolo valvole.

One Valve One Life è il primo programma salvavita italiano promosso, a partire dal 2014, dal Prof. Francesco Romeo e dalla Società Italiana di Cardiologia. Un programma che si propone di favorire una corretta informazione e la diffusione della terapia transcatetere delle valvulopatie, per garantire l’accesso a queste procedure salvavita a quanti necessitano di un intervento alle valvole cardiache.

“Questi pazienti, in assenza di intervento, hanno una aspettativa media di vita di 2 anni - ha dichiarato il professor Romeo, Presidente de Il Cuore Siamo Noi - Fondazione Italiana Cuore e Circolazione Onlus - Curare una valvola cardiaca significa salvare una vita. Oggi abbiamo evidenze scientifiche indiscutibili. Le tecniche interventistiche percutanee mini-invasive costituiscono un’opzione terapeutica salvavita, alternativa all’intervento cardiochirurgico convenzionale".

"Fino ad alcuni anni fa l’unica possibilità terapeutica nelle valvulopatie cardiache era l’intervento chirurgico per sostituire o, se possibile, riparare la valvola danneggiata, un’operazione ‘a cuore aperto’ molto invasiva, che non tutti i pazienti possono affrontare. Oggi è possibile impiantare la valvola per via percutanea anche ai pazienti che prima erano candidati all’intervento a cuore aperto”.

La riparazione percutanea della valvola mitrale si effettua utilizzando un catetere inserito dalla vena della gamba. La procedura, dice Romeo, mostra un tasso di libertà dalle complicanze legate al dispositivo del 96,6%. I progressi hanno consentito un allungamento della vita media di 5-7 anni e si sommano a quelli già attenuti grazie alla prevenzione.

La riparazione percutanea della valvola mitrale, senza l’utilizzo del bisturi, richiede al medico esperienza e un bagaglio di professionalità. Secondo uno studio effettuato dal Gregg W. Stone della Columbia University Medical Center di New York, riferito dallo stesso professor Romeo, si riduce così il rischio di ospedalizzazioni per scompenso cardiaco del 47% rispetto alla terapia medica massimale.

Alessandro Malpelo

QN Quotidiano Nazionale

Salute

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