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Cuore e prevenzione. Quando fare ecografia, scintigrafia e risonanza

Gli italiani si prendono cura del cuore? Dal cardiologo Francesco Romeo arriva una sentenza lapidaria: sono amici del cuore ma non si applicano, strappano appena la sufficienza. Risponde così a margine della conferenza stampa organizzata oggi in coincidenza con la Giornata Mondiale del Cuore. La prevenzione resta la priorità per la Società Italiana di Cardiologia (SIC), come ribadisce il presidente del sodalizio scientifico, Giuseppe Mercuro.

Particolare attenzione va prestata al contrasto dei fattori di rischio, primo fra tutti il colesterolo nel sangue. I valori da raggiungere sono sempre più bassi e abbiamo a disposizione nuovissime terapie efficaci per combattere il colesterolo. Occorre però sensibilizzare interi strati della società nelle azioni di contrasto.

"Bisogna fare una dieta più sana, ricorda il professor Romeo, abolire il fumo, fare attività fisica. In prevenzione primaria il livello ottimale di colesterolo Ldl deve essere inferiore ai 100, in prevenzione secondaria (quando c'è stato un infarto o ci sono malattie coronariche) bisogna scendere a 70".

E per valutare la condizione di cuore e arterie quali strumenti moderni hanno oggi a disposizione i medici? La gente è legata all'idea di una semeiotica molto basic, ascolto dei battiti con lo stetoscopio, il referto di un elettrocardiogramma (ecg) e la prova da sforzo. Ma in questo campo siamo molto avanti, ed ecco l'esigenza di una corretta divulgazione.

Scipione Carerj, vice presidente della Fondazione Italiana Cuore e Circolazione, riassume l'elenco delle indagini diagnostiche evolute, prescritte dal medico a seconda dei casi, citando le ultime linee guida della Società Europea di Cardiologia. Linee guida che sottolineano l'importanza delle tecniche diagnostiche non invasive, ad esempio l'ecografia carotidea, per lo studio delle placche alle carotidi; l'indice caviglia braccio nella valutazione del rischio aterosclerotico; lo studio per immagini dell'estensione delle calcificazioni alle arterie coronarie.

Un ruolo chiave è svolto dall'ecocardiogramma che permette di evidenziare alterazioni cardiache clinicamente silenti, in particolare in quei pazienti che presentano fattori di rischio per malattie cardiovascolari, quali ad esempio l'ipertensione arteriosa, il diabete, il tabagismo, la dislipidemia, l'obesità.

Nell'ambito della prevenzione secondaria, quando cioè un evento negativo come l'infarto si è già verificato, e si vuole scongiurare un nuovo pericolo, ci sono una serie di esami non invasivi che vanno dall'ecocardiogramma alla risonanza magnetica, dall'ecg da sforzo alla scintigrafia miocardica, fino alla diagnostica per immagini, che consentono di stratificare la prognosi di questi pazienti in relazione all'entità del danno cardiaco e indirizzarli verso una ottimale condotta terapeutica.

Le tecnologie ci sono, ma sarebbe inutile moltiplicare gli esami per poi mantenere uno stile di vita disordinato, sedentario, stressante. Occorre fare gli esami quando il medico li ritiene necessari, senza sollecitare inutilmente le indagini. Meglio attenersi alle indicazioni del cardiologo senza fare drammi, senza sgarrare. Gli strappi alla regola a volte si pagano.

Alessandro Malpelo

QN Quotidiano Nazionale

Salute

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