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Poeti sulle rive. L’Arno, fiume che ispira

VEDI IL VIDEO La foce dell'Arno in «Meriggio» di D'Annunzio (letto da Roberto Herlitzka)

Dante e Beatrice

Firenze, 25 giugno 2012 - Si chiama «Arno fiume di pensiero» ed è un concorso letterario promosso dal Comune di Lastra a Signa giunto quest’anno alla sua nona edizione. Parteciparvi è facile: basta inviare – per posta o via Internet – un testo inedito in versi o in prosa attinente al tema dell’Arno.

Un concorso ormai affermatosi su scala nazionale, che già vanta al suo attivo una propria storia e che ha visto progressivamente rafforzarsi il livello delle adesioni e la gamma delle provenienze. I testi giungono infatti da tutta Italia e propongono di anno in anno nuove coniugazioni e nuovi svolgimenti del tema fluviale, dimostrando che l’Arno è davvero un patrimonio di tutti e che l’ispirazione attivabile sulle sue sponde può presentarsi dovunque e presso chiunque, nei luoghi dell’immaginario personale come in quelli della memoria collettiva: da vicende autobiografiche legate a una residenza o a un viaggio a eventi storici di portata sociale. Accadimenti grandi e piccoli da raccontare, da rivivere e comunicare agli altri attraverso la scrittura.

Non sarà un caso, poi, che l’intersoggettivo e mutante «pensiero» con cui l’Arno in questi testi si configura attinga spesso anche ai dati di una specifica tradizione stabilitasi nel corso dei secoli: da Dante a Machiavelli, a Foscolo, fino ai cantori novecenteschi dell’Arno come D’Annunzio e Campana, Tozzi e Montale, Malaparte, Luzi e Pratolini. Siamo nei territori culturalmente garantiti in cui la parola risuona nella sua pregnanza di civiltà: di scommessa umana e di speranza.

«Arno fiume di pensiero» si è aperto così, espressamente, ai giovani con «Scripta volant», una sezione appositamente riservata agli under 25 cui si partecipava inviando al sito del premio www.arnofiumedipensiero.it – rigorosamente per via telematica e solo così – testi brevi, con o senza immagini, per un massimo di 150 parole, che alla fine costituiranno un grande testo collettivo. Si è aggiudicata in questa sezione la palma, affiancandosi ai premiati e ai segnalati della sezione principale, Valentina Maini di Bologna e con lei si sono distinti tre giovani che vivono a Saronno, Forlì e Latina.

Premi e molti riconoscimenti, dunque, sabato scorso nella splendida cornice di Villa Bellosguardo, che fu la magnifica dimora toscana di Enrico Caruso e ora è un bellissimo museo a lui dedicato. Nella sezione principale è risultata vincitrice assoluta, con un pregevole racconto di vita popolare tra Pratolini e melodramma dal titolo  Oh! Che volo d’augelli, e quante strida!, Cinzia Murolo di Piombino (Livorno). Un premio speciale è andato invece al poeta genovese Massimo Sannelli per il testo che qui pubblichiamo, accludendogli un breve giudizio critico (la motivazione ufficiale stilata dalla giuria del premio): «Con la suite Serie dell’acqua (Quattro poesie per voce)Massimo Sannellidà prova di un’indubbia capacità di auscultazione del reale che, misterioso e interrogativo e insieme desideroso di essere decifrato, circonda e provoca l’«io» del poeta. Sapientemente disegnata con netta essenzialità e attenzione, la lettura dei segni equorei approda così ad un distillato, armonico e dissonante spartito in cui i significati consentiti dalle risorse del linguaggio si snodano tra sorpresa e consapevolezza: significati garantiti da un’esatta tenuta musicale dei quattro movimenti, che rende la poesia di Sannelli riconoscibile e del tutto apprezzabile».

Marco Marchi

Serie dell’acqua (4 poesie per voce)

cadrà nel limpido cristallo, cade
ugualmente per ventinove metri
fino all’erboso fondo fino ai vetri
chiari dell’acqua. e poi affonderà,

come il peso dolce è caduto, come
la polvere in un taglio. ed una turba
dell’acqua impallidita contro il senso
dell’occhio rompe la mente, la urta.

*

una cerva per sé cerca l’acqua e «tu sei mio»,
sei nella sera comunque, la serena ora del giorno
finito. in una camera si tollera il parto, in una camera
si provoca il parto, in una camera

il parto finirà – come il riposo, per la fuga
in Egitto, per vivere: allora siete dolci, dormite
come gli amanti. una fine migliore è l’eccesso,
la ragione che invoca la mano e vince, vince. 

*

diversi crolli d’acqua, incredibile.
dopo c’è il vero filo, spinato contro l’occhio.

il non-finito è una cosa sottile: il belàto
straordinario di una
macchina, perché lavora, i tasti
grigi tutti. Qui sono dolci i crolli, dalle gambe
in poi. Sembra che sia la morte –
ma dolcissimi i crolli, come in strada, sull’erba in strada, nella prima
zona vissuta, su una piana
vissuta. L’amore non è questo. Ora
SONO lucide, comunicate
le dolcezze, i capezzoli; gialle,
desiderate, le ginestre SONO, e belle: «voglio
andare nei campi», o forse «devo
uscire», contro i crolli, non deve

morire più.

*

questa è l’ora della distruzione
dopo le doglie acute e noie e
il figlio non chiama più
tu mio compagno, perché ora

tu non ti unisci più. l’ora del pane
fraterno non c’è: «io posso» è
la sete, come l’acqua va
via e la corsa terminerà al sole.

Massimo Sannelli

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