Firenze, 1 marzo 2015 – Ha letteralmente sgominato qualsiasi avversario il post su Giacomo Trinci dedicato alla sua vittoria al “Premio Letterario Giuseppe Giusti”! Qui il post intitolato Al premio Giusti la poesia si chiama Giacomo Trinci è riproposto, accompagnato dai vostri commenti (ma non tacendo che i “mi piace” hanno toccato quota 250!). Per i complimenti al bravissimo Trinci rimandiamo invece alla nostra breve nota introduttiva (non tacendo tuttavia che il forte “evviva” in suo onore non si è affatto spento o affievolito), mentre appare valida e del tutto condivisibile, nel valutare l’eccellenza del caso, l’indicazione-riflessione fornita dal commento di tristan51: “Se giustizia nel mondo ci fosse, un poeta del calibro di Trinci dovrebbe pubblicare per Einaudi.

Come si completa il podio di febbraio? Con (quasi alla pari, a dire il vero) l’argento a Luzi. Il decennale, il ricordo e il bronzo a I fiumi di Giuseppe Ungaretti (segnalazione, ancora a ruota, con un minimo scarto, per La voce profonda della poesia. Antonia Pozzi). Giacomo Trinci, insomma, in compagnia di veri poeti: due pilastrii del Novecento. Ma del resto, fin dal 1996, quasi vent’anni fa, avevo o non avevo inserito senza timori Giacomo Trinci in una mia raccolta di saggi assieme a Luzi e a Zanzotto, a Tozzi e a Palazzeschi? La militanza letteraria credo sia proprio questo: sapere coraggiosamente scegliere e liberamente pronunciarsi fra tanti testi, fra tanti autori.

Al mese prossimo (che è già iniziato) con le nostre quotidiane “Notizie di poesia”!

Marco Marchi

Al premio Giusti la poesia si chiama Giacomo Trinci

VEDI I VIDEO Giacomo Trinci e altri poeti a Castelfiorentino (2005) , Giacomo Trinci su Svevo, con sue poesie dedicate allo scrittore (2012) , Giacomo Trinci legge da “Inter nos” (da 5:00, 2013) , Sabina Guzzanti imita Barbara Palombelli , “Sant’Ambrogio” di Giuseppe Giusti

Firenze, 22 febbraio 2015 – Con un premio a lui intitolato, Monsummano Terme onora di anno in anno il poeta ottocentesco Giuseppe Giusti. Un premio double-face, secondo la duplice connotazione del dedicatario, che è stato insieme un campione della satira e un letterato illustre. È così che il “Premio Giusti” abbina puntualmente due vincitori: in questa XXIV edizione l’attrice Sabina Guzzanti e il poeta Giacomo Trinci.

Per un personaggio noto come Sabina Guzzanti basti ricordare che le sue graffianti e discusse imprese hanno previsto il teatro (è attrice diplomata all’Accademia Nazionale Silvio d’Amico), la televisione (da “La TV delle ragazze” e “Avanzi” a “Un due e tre stella”) e il cinema (da “Viva Zapatero!” e “Draquila” al recentissimo “La trattativa” presentato alla Mostra di Venezia). Impavida regina della satira, impegnata e intransigente, in lei, com’è stato detto, la bravura e la perfidia si bilanciano. Tra le sue imitazioni più famose Moana Pozzi, Barbara Palombelli e Lucia Annunziata, e sul versante politico D’Alema e Berlusconi.

Nel settore letterario si è imposto invece Giacomo Trinci, eccellente poeta pistoiese cui è stata riconosciuta la piena maturità del suo ultimo libro, “Inter nos” (Aragno). Per chi segue questo blog l’eccellenza di Trinci è all’attenzione, ed è sufficiente rimandare a due dei post a lui dedicati: La madre di Giacomo Trinci e Pinocchio secondo Giacomo Trinci. Bravissimo Giacomo! Possiamo dire, senza alcuna forma di sterile vanagloria ma con affettuoso orgoglio, che siamo stati tra i primi e primissimi a credere nella tua straordinaria poesia? E che commenti e quanti mi piace hai raccolto in calce ai due post a cui direttamente rinviamo… Ancora bravissimo Giacomo, complimenti!

Al “Giusti” c’è anche un riconoscimento per l’”opera prima”: è andato a Viviana Faschi per “Lo spleen di Milano” (NEM). La premiazione ieri pomeriggio al Teatro Yves Montand.

Marco Marchi

Da Inter nos

…il vento dell’ala dell’imbecillità.
C. Baudelaire

non gli riesce niente
a fare niente non gli è mai riuscito,
neanche l’inattivo agisce in lui,
per lui tutto è nel fare spento,
inoperoso agisce, annaspa a mezzo fare
e ride un poco, buono, non si tiene,
spisciancola di qua, di là,
sui muri adulti del dovere,
si direbbe, volendo definire
quel che non può finire,
definire per nulla,
il giorno s’alza, sbalza ogni pensiero,
da un luogo all’altro,
al margine dei fiori,
tiranneggia il possibile, lo tiene
in potenza, potentemente,
sbaglia sempre, fallisce,
ma non fallisce bene,
sempre si tiene al mezzo,
non sfinisce la tela,
a fare niente – bene non riesce,
non riesce all’inettitudine,
perchè c’è sempre quel qualcosa
che un poco c’è, disamato ma c’è,
inconcluso ma vivo,
quindi sbadiglia e ride,
come un idiota vero, come il cielo,
i gigli del campo, vero, gli uccelli,
…….

uccelli del cielo,
gli arride l’alba, il mattino,
gli cola saliva dal mento, beato,
lo guarda guardare che mangia,
lo mangia il bisogno, la cura,
non dura la fame, neppure,
lo stronca, o lei pure si sazia,
una volta, lei pure si spegne,
e lui piange, forse, si bagna,
di lacrime e piscio,
di là, mentre l’acqua ristagna…

mio rivo, poi canta, lui vivo,
ecco che torna, si prova a sorridere
agli altri, per farsi gentile –
vedere, parere d’intorno,
elegante, gentile, sparire,
poi pensa, ma non gli riesce,
pensare è assai duro, è da grandi,
poi canta da solo, rigira la strofe,
balordo, gli occhioni celesti, contado,
di campi l’odore,
dell’erba l’idiota sapore,
poi tenta un fraseggio di luce
che vede lontano sparire,
di subito in subito, muore…

Giacomo Trinci

(da Inter nos, 2013)

I VOSTRI COMMENTI

Erika Olandese Volante
La carta 0, il Matto. L’abisso, l’orrore della follia… o la speranza, il ribaltamento. La creatura tanto umana da risultare divina, il Re nascosto sotto le spoglie del mendicante. La carta 0, il Matto. Si dissolve fra i liquidi salmastri prodotti dal suo stesso corpo fino ad essere niente, o il Tutto più sublime. Giacomo Trinci ci restituisce un archetipo antico e gli dà corpo, carne, odore.

Marco Capecchi
Trinci è davvero un grande poeta.

Aretusa Obliviosa
Dell’idiota si ama la libertà. Libertà da tutto: dalle sovrastrutture, dal vivere borghese, dal perbenismo, dall’omologazione, dalle mode, dalle imposizioni, dal politicamente corretto… o scorretto, dati i tempi. Credo che Trinci invidi un po’ la libertà dell’idiota; certamente simpatizza per lui. E in lui noi lettori possiamo respirare un pezzo di vita e un tratto del percorso intellettuale del nostro Giacomo. Solo lui poteva far rivivere magicamente in un senza tetto incontrato all’uscita della scuola l’ironico inetto sveviano e il più tragico idiota dostoevskiano.

Giulia Bagnoli
Bellissimo ritratto della paura di vivere pienamente, in contrapposizione alla libertà degli uccelli. Mi viene a mente l’usignolo leopardiano, il solo ad essere felice.

framo
“… di subito in subito, muore …”. Oltre il passare, “di quisquilia in quisquilia” (di betocchiana memoria), sulla scia dei fraseggi di luce tentati e, a distanza, poi visti svanire. Quanto ci è affine questo “disamato” esserci “dappoco”, intriso di “lacrime e piscio”, per cui arduo risulta ogni pensare. Costantemente divorato “dal bisogno e dalla cura”, questo fare-non fare convulso, inefficiente e sottotono, da essere “inconcluso”, inconcludente “ma vivo”. Proprio di oggi è questo uomo-non uomo – sempre alle prese, solo, con l’istante senza dopo -, che, per quella sua aria da “perfetto idiota”, ci ricorda e si fa davvero, forse anche per questo, amare. Complimenti Trinci! E grazie.

Pepper
L’anonimo, che annaspa e pisciancola come bestia, ma non possiede del ferino l’istinto, è “Inter nos”; come un’onta, come una graffiante ammissione.
Un monito tartagliante e tagliente al contempo, il verso di Trinci e il suo sapiente pantone grottesco. Chapeau!

Pietro Paolo Tarasco
Complimenti Giacomo!

almostblue
Un ritratto per frammenti che toglie il fiato e non teme ripulsa. Ché ci ritroviamo tutti, fra bave e sbadigli, solo “in potenza”, come riflessi sull’acqua che ristagna…

m
“Ancora bambino, io ho sentito nel mio cuore due sentimenti contraddittori: l’orrore della vita e l’estasi della vita” (tanto per continuare con Baudelaire)… Giacomo è uno che “sente più degli altri” e che riesce anche a comunicarlo nei suoi versi. E, visto come va il mondo, il suo rifuggire le luci della ribalta mi sembra quasi necessario, un effetto collaterale dell’intelligenza (che, come sappiamo, “non avrà mai peso, mai nel giudizio di questa pubblica opinione”).

tristan51
Se giustizia nel mondo ci fosse, un poeta del calibro di Trinci dovrebbe pubblicare per Einaudi… Grande Giacomo, Giacomo come Giacomo Leopardi, evviva…

Elisabetta Biondi Della Sdriscia
Un ritratto d’inetto incisivo e crudo, la sua incapacità è tale che non riesce neppure a essere inetto fino in fondo… Giacomo Trinci è un poeta versatile, la sua ispirazione non è monotematica, e molto ho apprezzato la sua rivisitazione della storia di Pinocchio in terzine dantesche: la terzina, infatti, plasmata in modo duttile ed espressivo da Trinci, non impedisce la rivisitazione in chiave moderna e attualizzata della figura del burattino, conferisce, anzi, alle sue vicissitudini un’aurea di epicità che lo rende simbolo dell’eterna vicenda della fine delle illusioni dell’infanzia e dell’ingresso nel mondo arduo degli adulti. Toccanti e bellissime, poi, nell’essenzialità di un dolore scabro, che non indulge in dettagli patetici ma che tanto più ci fa sentire il suo “morso asciutto”, le poesie per la madre, che per me hanno sancito davvero l’ingresso di Giacomo Trinci tra i poeti ineludibili della poesia italiana. Ermione.

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