Notizie di poesia

‘Notizie di poesia’. Aprile, il post del mese (Betocchi ex aequo, con i vostri commenti)

29 aprile 2018 – Un podio tutto italiano, quello del mese di aprile, e un ex aequo... pasquale, con due vincitori che sono poeti a noi carissimi: Carlo Betocchi e Andrea Zanzotto, rispettivamente con Pasqua con Carlo Betocchi e La Pasqua di Zanzotto. Ripubblichiamo oggi, come sempre con i vostri commenti il post betocchiano, ripubblicheremo domani quello di Andrea Zanzotto. Al secondo posto, con una delle sue poesie degli "Ossi di seppia" più note e celebrate, il grande Eugenio Montale, con Montale e gli uomini che non si voltano; al terzo posto il poeta non solo rappresentante di spicco delle vicende ermetiche e invece autore impegnato e ideologicamente nutrito della "Storia delle vittime" Alfonso Gatto, con 25 Aprile con Alfonso Gatto.

Ed ecco tre dei vostri commenti alla stupenda poesia di Betocchi, testo che poi potrete qui rileggere e nuovamente apprezzare: quelli, in particolare, di Matteo Mazzone, Duccio Mugnai e Elisabetta Biondi della Sdriscia. Rispettivamente: "Una delle più importanti personalità del panorama letterario internazionale, verso la quali si accende da parte del lettore colto quel concetto di 'oggettività d'ammirazione', in quanto personificatore di un'arte unanime, globale, per tutti. Betocchi poeta della semplicità stilistica, riecheggiante - almeno in questo testo - una cadenza pascoliana: come i rapidi e semplici quinari conclusivi di ciascuna strofa. Semplicità dello stile dunque, elaborata e connaturata con una profonda conoscenza letteraria, dove i modelli precedenti e contemporanei si misurano, si fiancheggiano, si abbracciano. Al poeta dobbiamo la riscoperta della poesia come movimento in lento, in adagio, delle sensazioni umane, dei sentimenti etici e morali. Sulla scia di Sbarbaro, di Rebora, poi di Penna, Betocchi poco conosciuto, poco letto, (ma forse come i citati) deve conoscere obbligatoriamente una rivalutazione metaletteraria: il riconoscimento di un modello di dolcezza, un maestro di semplicità e delicatezza"; "Davvero una poesia straordinaria. Betocchi, un poeta senza dubbio molto sottovalutato, probabilmente perché è troppo palese il suo 'credo' profondo e cristiano, il quale non è fatto di apparenza e superficialità, ma si sostanzia di una riflessione e vero accertamento dell'essere umano e della sua natura. Con Caproni condivide l'umiltà e la grandezza; capisce perfettamente che la croce di Cristo non ha paura di sporcarsi di miseria e disprezzo, di ciò che maggiormente travolge e macera l'essere umano. La croce di Cristo sta davanti a tutti noi, credenti e non credenti, 'con un cartiglio fradicio che in vetta / dice: È un poveraccio [...]', solo un poveraccio, colui che ci conosce bene e ci parla, perché uomo come noi; "Betocchi con penna quotidiana, umile, dimessa - volutamente dimessa - tocca direttamente il 'cuore dell'enigma', il significato profondo della Pasqua, il suo messaggio d'amore inascoltato. E quelle croci sfilacciate, inclinate, povere come la nostra incerta fede, sono tutta la nostra ricchezza e svettano, si stagliano contro l'azzurro del cielo! 'Non omnes arbusta iuvant humilesquae myricae'".

A domani con la poesia del vincitore alla pari Andrea Zanzotto, e ancora su tema pasquale!

Marco Marchi

Pasqua con Carlo Betocchi

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Firenze, 1 aprile 2018 – Auguri di Buona Pasqua con versi bellissimi di Carlo Betocchi: versi da lui scritti per augurare la Buona Pasqua a un altro poeta «fratello» in umiltà e grandezza, Giorgio Caproni. E nuova occasione per segnalare che il «caso Betocchi» resta uno scandalo letterario del nostro tempo. Se Firenze non da oggi ha dedicato a Carlo Betocchi un centro studi e un premio che ogni anno si celebra, se a Firenze in perfetto orario sulla data anniversaria ha degnamente ricordato nel 2016 il trentennale della morte del poeta, altrove a un autore tra i massimi che la letteratura italiana novecentesca abbia avuto si tende spesso a negare il riconoscimento che gli spetta: un riconoscimento che dovrebbe risultare unanime e convinto per evidenza di fatti (valga anche la stupenda poesia di oggi, Per Pasqua: auguri a un poeta).

Si continua al contrario a trovarci di fronte ad un poeta dimenticato o nel migliore dei casi sottovalutato e frainteso. Giocano contro Betocchi – lo abbiamo altre volte notato e torniamo a ripeterlo – molti elementi: la sua toscanità un tempo vincente, il suo esibito ancorché discusso cristianesimo, la sua stessa, autorizzata e semplificata, immagine di poeta per dono, per grazia ricevuta, che al contrario abbina ai suoi innati talenti alte dosi di conquistata cultura. Tutto congiura a penalizzare un messaggio meraviglioso, trepidante e inquieto, quanto mai necessario in un mondo che sempre di più si dimentica, assieme alla poesia di Betocchi e alla poesia tout court, dell’uomo.

L’invito, per reagire, è quello a rileggere l’autore di Realtà vince il sogno, L’Estate di San Martino e le Poesie del Sabato, e a rileggerlo in Tutte le poesie edite ora da Garzanti ma pressochè introvabili in libreria secondo la felice immagine-sigla che di lui ci ha lasciato Andrea Zanzotto: «poeta dei tetti, delle tegole» e insieme «poeta del cielo». Betocchi – da poeta «terrestre e celeste», per dirla con un altro grande poeta suo amico, Mario Luzi – è là, sull’arduo discrimine in cui l’«io» e il reale si incontrano, s’interrogano, comunicano. «Dai tetti», per dirla con un titolo betocchiano, secondo quel simbolico luogo deputato della trascendenza a portata d’uomo, linea di confine tra dimensioni che si integrano, di appannaggi umani irrinunciabili e spiritualmente qualificanti.

Auguri di Buona Pasqua con Carlo Betocchi!

Marco Marchi

Per Pasqua: auguri a un poeta

a Giorgio Caproni

Giorgio, quante croci sui monti, quante,
fatte d’un po’ di tutto, di filagne
che inclinate si spaccano, di scarti,

ma croci che respirano nell’aria,
in vetta alle colline, dove i poveri
hanno anch’essi un colore d’azzurro,

la simile cred’io l’ebbe Gesù,
non già di prima scelta, rimediata
tra’ rimasugli d’un antro artigiano,

commessa con cavicchi raccattati,
eppure estrosa, ed alta, ed indomabile
e tentennante com’è la miseria:

ecco la nostra Pasqua onde ti manda
il mio libero cuore quest’auguri
pensando che non è per l’occasione

ma per quella di sempre, che si salva
dalle occasioni, del cuor che non soffre
che del non amare, e sempre sta in croce

con un cartiglio fradicio che in vetta
dice: È un poveraccio, questi che vuole
ciò che il mondo non vuole, solo amore.

Carlo Betocchi

(da "L’Estate di San Martino", 1961, in "Tutte le poesie")

I VOSTRI COMMENTI

Maria Grazia Ferraris
Poesia di grande impatto emotivo. Mi cattura il tono colloquiale, la calma, la lentezza, la capacità di condivisione, la confidenza che prescinde da ogni enfasi o ideologia con cui B. si rivolge a G. Caproni: “Giorgio, quante croci sui monti, quante, / fatte d’un po’ di tutto, di filagne / che inclinate si spaccano, di scarti, ma croci”… Una dichiarazione d’amicizia e un augurio così sinceri e senza risvolti intellettualistici, che si vuol condividere con un’umanità sofferente e che commuove nel profondo... “il mio libero cuore… che non soffre/che del non amare, e sempre sta in croce…”.

Antonietta Puri
Poesia toccante e "perfetta" per il messaggio immediato e diretto che arriva a tutti e anche perché è dedicata da Betocchi all'amico Giorgio Caproni, con il quale si avvertono un' affinità e un 'empatia che vanno oltre l'amicizia. La povertà degli anni giovanili e la partecipazione alla Grande Guerra segnarono Betocchi in modo tangibile, perché mai il poeta dimenticò gli ultimi della terra, dedicando loro sempre uno spazio azzurro e nemmeno, tra questi, coloro che sui monti combatterono, lasciando di sé solo una malconcia croce... Sono tante, troppe le croci che svettano sui monti e troppe quelle che appesantiscono le nostre spalle e il nostro cuore, pesi che ci trasciniamo dietro con fatica, avvertiti come frustrazioni, ingiustizie, dolori insopportabili: nessuna è dissimile da quella di Cristo e tutte hanno un denominatore comune: la sofferenza per la mancanza d'amore. Betocchi, cui un'innata ispirazione lirica fece comporre opere pregiate e preziose, mostra in esse una spiritualità profonda, animata da una forza illuminante e illuminata che, indipendentemente dalla confessione religiosa, sa cogliere il valore essenziale delle cose

Lector
Impareggiabili la sicurezza e l'assoluta necessità dell'ispirazione di questi versi... un prodigio di sensibilità e creazione poetica.

Aretusa Obliviosa
Ho amato questa poesia dal momento in cui l’ho letta. Poeta forse non abbastanza “laureato” Betocchi, immeritatamente. Mi sembra che il miglior senso di questa festa si trovi nei suoi versi, almeno per come lo intendo io.

tristan51
Solo Betocchi poteva scrivere versi così. Un gioiello, un capolavoro.

Isola Difederigo
Un augurio d'amore che svetta nel suo invaso d'azzurro. Un augurio en poete, il più bello, il più vero, il più giusto che conosco.

Duccio Mugnai
Davvero una poesia straordinaria. Betocchi, un poeta senza dubbio molto sottovalutato, probabilmente perché è troppo palese il suo 'credo' profondo e cristiano, il quale non è fatto di apparenza e superficialità, ma si sostanzia di una riflessione e vero accertamento dell'essere umano e della sua natura. Con Caproni condivide l'umiltà e la grandezza; capisce perfettamente che la croce di Cristo non ha paura di sporcarsi di miseria e disprezzo, di ciò che maggiormente travolge e macera l'essere umano. La croce di Cristo sta davanti a tutti noi, credenti e non credenti, "con un cartiglio fradicio che in vetta / dice: È un poveraccio [...]", solo un poveraccio, colui che ci conosce bene e ci parla, perché uomo come noi.
Elisabetta Bindi della Sdriscia
Betocchi con penna quotidiana, umile, dimessa - volutamente dimessa - tocca direttamente il cuore "dell'enigma", il significato profondo della Pasqua, il suo messaggio d'amore inascoltato. E quelle croci sfilacciate, inclinate, povere come la nostra incerta fede, sono tutta la nostra ricchezza e svettano, si stagliano contro l'azzurro del cielo! "Non omnes arbusta iuvant humilesquae myricae".

Matteo Mazzone
Una delle più importanti personalità del panorama letterario internazionale, verso la quali si accende da parte del lettore colto quel concetto di "oggettività d'ammirazione", in quanto personificatore di un'arte unanime, globale, per tutti. Betocchi poeta della semplicità stilistica, riecheggiante - almeno in questo testo - una cadenza pascoliana: come i rapidi e semplici quinari conclusivi di ciascuna strofa. Semplicità dello stile dunque, elaborata e connaturata con una profonda conoscenza letteraria, dove i modelli precedenti e contemporanei si misurano, si fiancheggiano, si abbracciano. Al poeta dobbiamo la riscoperta della poesia come movimento in lento, in adagio, delle sensazioni umane, dei sentimenti etici e morali. Sulla scia di Sbarbaro, di Rebora, poi di Penna, Betocchi poco conosciuto, poco letto, (ma forse come i citati) deve conoscere obbligatoriamente una rivalutazione metaletteraria: il riconoscimento di un modello di dolcezza, un maestro di semplicità e delicatezza.

Chiara Scidone
Con questa poesia dedicata a Caproni, il poeta augura una buona pasqua, chiedendo e desiderando nient'altro che amore. Una cosa insolita e strana per tutto il resto del mondo che non comprende questa sua richiesta, perché attaccato alle cose materiali. Un augurio semplice e sincero ma allo stesso tempo anche profondo.
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