30 aprile 2018 – Lo dicevamo ieri. Un podio tutto italiano, quello del mese di aprile, e un ex aequo... pasquale, con due vincitori che sono poeti a noi carissimi: Carlo Betocchi e Andrea Zanzotto, rispettivamente con Pasqua con Carlo Betocchi e La Pasqua di Zanzotto. Ripubblichiamo oggi, come sempre con i vostri commenti il post di Andrea Zanzotto. Al secondo posto, con una delle sue poesie degli "Ossi di seppia" più note e celebrate, il grande Eugenio Montale, con Montale e gli uomini che non si voltano; al terzo posto il poeta non solo rappresentante di spicco delle vicende ermetiche e invece autore impegnato e ideologicamente nutrito della "Storia delle vittime" Alfonso Gatto, con 25 Aprile con Alfonso Gatto.
Ed ecco tre dei vostri commenti alla stupenda poesia di Betocchi, testo che poi potrete qui rileggere e nuovamente apprezzare: quelli, in particolare, di Antonietta Puri, Maria Grazia Ferraris e Matteo Mazzone. Rispettivamente: "Pasqua: suprema celebrazione della vita, 'passaggio' non scevro dal dolore e dallo spargimento di dangue, recando in sè, prima, la morte. Passaggio dalle tenebre alla luce, sia questa tenebra l'utero della terra, l'utero umano o animale, sia il guscio di un uovo o un sepolcro di pietra. Pasqua. Un mistero che è nella nostra memoria collettiva, che prima ci rende consapevoli della finitezza delle cose, poi ci fa sperare nel domani. Di fronte al problema religioso, Zanzotto si pone su un doppio livello ed osserva: da un lato vede l''inutilità della presenza di Dio al centro della della storia, dall'altra è affascinato dai mistici che sperimentano personalmente il contatto con il divino e ammette : ..tra questi due poli, come capita a me, non si è mai su un terreno certo, ma in una continua oscillazione'. Egli non vuole neanche assimilare la poesia all'ascesi religiosa, considerando l'ispirazione poetica il frutto di un atto d'amore verso la realtà, anche se brutta - in modo che emerga - , un atto d'amore verso la bellezza e la bontà. Altra cosa, dice, è l'ispirazione dei poeti mistici i cui versi segnano l'ascesa dell'anima verso Dio. Turravia, in Zanzotto ricorrono richiami religiosi (genitori cattolici praticanti, conoscenza profonda della Bibbia, amicizie con cattolici come Turoldo...) ed ammette in alcune interviste rilasciate poco prima della sua morte di recitare tutte le sere, prima di addormentarsi, il Requiem, più che come preghiera, come 'una specie di riassunto esistenziale'. Quindi, anche se il poeta distingue tra ispirazione poetica e religiosa e riconosce tutta la mediterranea 'paganità' di certi riti (Yahweh o Elohim? Uno o più d'uno?), non si può negare un profondo senso mistico in questa bellissima lirica che indaga sullo spaesamento e sul dolore umano di fronte alla drammatica consapevolezza che qualunque 'resurrazione' avviene solo attraverso la 'porta stretta'. E questo attraverso il potere catartico da sempre demandato alla grande poesia"; "Una poesia intensa e difficile l’elegia pasquale di questo straordinario poeta, che dice la sua volontà comunicativa ma anche la dimensione elitaria della sua poesia: un paesaggio evocato e decostruito , vibrante e magmatico. (Pasqua ventosa che sali ai crocefissi / in tutto il tuo pallore disperato…), 'tempo vuoto' il suo tempo pasquale, interrogativo di senso, doloroso, che non vuole risposte e non sa dare certezze (gli orti di marmo, l’agnello flagellato, i mali dei morti, vento e sale… Gerusalemme inquieta…). Un mondo immerso nel quotidiano solitario e disperato paesaggio di 'residue nevi'di 'cuori che non sono che neve', che nel gelo non offre riscatto né catarsi"; "Ecco il primo Zanzotto, quello puro e casto di 'Dietro il paesaggio', ancora montalianamente antisperimentalista, descriptor degli eventi e dei vari disguidi umani. Trionfa ora la parola calda, dolce proprio perché adattata secondo gli schemi dell'elegia classica: una parola che, però, come una sonda resusciti un qualcosa di autentico, ricco di valore, e che sia barlume, alba di una rigenerazione vitale. In sostanza, una nuova possibilità di comunicazione con il mondo: così la poesia diventa uno strumento per 'lodare la realtà'".
A domani con un nuovo mese, e con un nuovo mese di post!
Marco Marchi
La Pasqua di Zanzotto
VEDI I VIDEO "Elegia pasquale" , Scene pasquali dal "Vangelo secondo Matteo" di Pier Paolo Pasolini , ...e da "Cavalleria rusticana" di Franco Zeffirelli , Esistere psichicamente" , Andrea Zanzotto legge "Al mondo"
Firenze, 2 aprile 2018
Elegia pasquale
Pasqua ventosa che sali ai crocifissi
con tutto il tuo pallore disperato,
dov’è il crudo preludio del sole?
E la rosa la vaga profezia?
Dagli orti di marmo
ecco l’agnello flagellato
a brucare scarsa primavera
e illumina i mali dei morti
pasqua ventosa che i mali fa più acuti.
E se è vero che oppresso mi composero
a questo tempo vuoto
per l’esaltazione del domani,
ho tanto desiderato
questa ghirlanda di vento e di sale
queste pendici che lenirono
il mio corpo ferita di cristallo;
ho consumato purissimo pane.
Discrete febbri screpolano la luce
di tutte le pendici della pasqua,
svenano il vino gelido dell’odio;
è mia questa inquieta
Gerusalemme di residue nevi,
il belletto s’accumula nelle
stanze nelle gabbie spalancate
dove grandi uccelli covarono
colori d’uova e di rosei regali,
e il cielo e il mondo è l’indegno sacrario
dei propri lievi silenzi.
Crocifissa ai raggi ultimi è l’ombra
le bocche non sono che sangue
i cuori non sono che neve
le mani sono immagini
inferme della sera
che miti vittime cela nel seno.
Andrea Zanzotto
(da "Dietro il paesaggio")
I VOSTRI COMMEMTI
Duccio Mugnai
Veramente miscredente e quasi blasfema questa testimonianza poetica di Zanzotto. Davvero non si va al di là della disperazione inascoltata chesale ai tanti crocifissi, ai tanti poveri Cristi inascoltati di questo mondo. Si desidera questa Pasqua ventosa, "questa ghirlanda di vento e di sale / queste pendici che lenirono / il mio corpo ferita di cristallo"; Pasqua che non lenisce il dolore del mondo, ma ne aumenta l'acutezza drammatica. Nel carattere di lucentezza oscura della lirica di Zanzotto, il mondo di oggi trova rappresentazione tragica e attualissima, nel suo egoismo schiavizzante, nella sua incredulità superficiale e crudele, nella sua incapacità ed impossibilità di operare il bene, nell'ennesima crocifissione a cui tutti hanno partecipato, passandola poi sotto silenzio: " Crocifissa ai raggi ultimi è l’ombra / le bocche non sono che sangue / i cuori non sono che neve / le mani sono immagini / inferme della sera / che miti vittime cela nel seno."
tristan51
Dopo la Pasqua di Betocchi, questa di Zanzotto. E ancora a quali altezze ispirative! Due testi che anche da soli farebbero la gloria dei loro autori. Grandi!
Giulia Bagnoli
Bellissima e intensa poesia sulla sofferenza dell’uomo di fronte alla rinascita delle cose, perché sempre soltanto una vittima inerme del tempo; della sera che avanza; della sua finitezza.
Paolo Parrini
La Pasqua ventosa, entra dentro le ossa, colma il cuore di un doloroso senso di solitudine.Si avverte la mano tesa a un cielo, il senso di una ricerca spossata ma ancor viva. Chi non ha il dono d'una fede solida e inattaccabile, trova forse qui lo specchio delle proprie inquietudini e del proprio volo ancora da compiere. La disperarzione è enorme, e si vorrebbere abbracciarne la fonte, svuotare il terribile anelito e insieme poter attendere speranzosi, quella pace , quella Luce che giustifichi tutto il nostro doloroso passare.
Antonietta Puri
Pasqua: suprema celebrazione della vita, "passaggio" non scevro dal dolore e dallo spargimento di dangue, recando in sè, prima, la morte. Passaggio dalle tenebre alla luce, sia questa tenebra l'utero della terra, l'utero umano o animale, sia il guscio di un uovo o un sepolcro di pietra. Pasqua. Un mistero che è nella nostra memoria collettiva, che prima ci rende consapevoli della finitezza delle cose, poi ci fa sperare nel domani. Di fronte al problema religioso, Zanzotto si pone su un doppio livello ed osserva: da un lato vede l'"inutilità della presenza di Dio al centro della della storia, dall'altra è affascinato dai mistici che sperimentano personalmente il contatto con il divino e ammette :" ...tra questi due poli, come capita a me, non si è mai su un terreno certo, ma in una continua oscillazione". Egli non vuole neanche assimilare la poesia all'ascesi religiosa, considerando l'ispirazione poetica il frutto di un atto d'amore verso la realtà, anche se brutta - in modo che emerga - , un atto d'amore verso la bellezza e la bontà. Altra cosa, dice, è l'ispirazione dei poeti mistici i cui versi segnano l'ascesa dell'anima verso Dio. Turravia, in Zanzotto ricorrono richiami religiosi (genitori cattolici praticanti, conoscenza profonda della Bibbia, amicizie con cattolici come Turoldo...) ed ammette in alcune interviste rilasciate poco prima della sua morte di recitare tutte le sere, prima di addormentarsi, il Requiem, più che come preghiera, come "una specie di riassunto esistenziale". Quindi, anche se il poeta distingue tra ispirazione poetica e religiosa e riconosce tutta la mediterranea "paganità" di certi riti (Yahweh o Elohim? Uno o più d'uno?), non si può negare un profondo senso mistico in questa bellissima lirica che indaga sullo spaesamento e sul dolore umano di fronte alla drammatica consapevolezza che qualunque "resurrazione" avviene solo attraverso la "porta stretta". E questo attraverso il potere catartico da sempre demandato alla grande poesia.
Maria Grazia Ferraris
Una poesia intensa e difficile l’elegia pasquale di questo straordinario poeta, che dice la sua volontà comunicativa ma anche la dimensione elitaria della sua poesia: un paesaggio evocato e decostruito, vibrante e magmatico. (Pasqua ventosa che sali ai crocefissi / in tutto il tuo pallore disperato…), “tempo vuoto” il suo tempo pasquale, interrogativo di senso, doloroso, che non vuole risposte e non sa dare certezze ( gli orti di marmo, l’agnello flagellato, i mali dei morti, vento e sale…Gerusalemme inquieta…). Un mondo immerso nel quotidiano solitario e disperato paesaggio di “residue nevi”di “cuori che non sono che neve”, che nel gelo non offre riscatto né catarsi.
Lector
Un prodigio di creatività poetico-linguistica che nasce, ed è perfettamente sorretta, da una prodigiosa sensibilità...
Elisabetta Biondi della Sdriscia
Davvero "alta poesia" questa di Zanzotto. L'Elegia pasquale, con la sua tormentata ricerca, il suo arduo e disatteso desiderio di assoluto ci trafigge, ci costringe a porre domande per cui non ci sono risposte. Persino il paesaggio si fa interprete partecipe della ricerca rivestendosi dei simboli inquieti della Pasqua da cui il poeta non riesce a prescindere nel suo tormentato scetticismo.
Matteo Mazzone
Ecco il primo Zanzotto, quello puro e casto di "Dietro il paesaggio", ancora montalianamente antisperimentalista, descriptor degli eventi e dei vari disguidi umani. Trionfa ora la parola calda, dolce proprio perché adattata secondo gli schemi dell'elegia classica: una parola che, però, come una sonda resusciti un qualcosa di autentico, ricco di valore, e che sia barlume, alba di una rigenerazione vitale. In sostanza, una nuova possibilità di comunicazione con il mondo: così la poesia diventa uno strumento per “lodare la realtà".
Chiara Scidone
Una pasqua diversa e particolare quella di Zanzotto. Flora e fauna sono il paesaggio protagonista della poesia. Da un lato il risveglio della natura in primavera, una sorta di rinascita, di cambiamento. Dall'altro lato c'è la pena, il mistero, il sacrificio della morte.