Crema di pistacchio da spalmare e niente farciture
NATI IN SICILIA. Pistacci, mandorle, nocciole, miele, frutta, le uova allevate a terra nel Modicano. Solo il burro viene dal Nord, «perché in Normandia e Belgio fanno il prodotto migliore». Poi ci sarebbe anche l’uvetta, «che io vado a produrre in Turchia, con i miei standard —spiega Nicola Fiasconaro -, perché solo loro riescono a garantire qualità e consegne. E noi in Sicilia le abbiamo, come la frutta che qui candiscono con anidride solforosa, mentre a Napoli la fanno con una tecnologia a freddo. Così io vado a scegliermi le arance e le porto altrove. Senza abdicare alla nostra biodiversità, che va dal panettone “biologico” a quello estivo ai frutti di bosco. Le nostre componenti sono certificate al 95 per cento».
È il suo valore aggiunto, perché è Nicola per primo a sottolineare come «al Nord, a Milano e in Lombardia, nonostante il successo del panettone terrone, si fa un grande prodotto artigianale. Noi abbiamo solo inventato qualcosa di diverso e abbiamo il controllo della filiera sottocasa. Recuperando un’ape autoctona, la manna che si raccoglie solo qui intorno dal frassino. La usiamo per i torroncini, le glasse e per dolcificare naturale. Nelle aziendine satelliti produciamo i torroncini al pistacchio a Bronte, la frutta marturana a Catania, a Raffadali le creme e i semilavorati. Nel Nisseno la confittura, arance, mele dell’Etna, mandarini. A Gagliano Monferrato, dove Enrico Mattei tenne il suo ultimo discorso, prima di morire. Creme da spalmo perché il panettone dentro è umido, vivo, e si mangia la farcitura in poco tempo, riducendola a zuccheri, coloranti e conservanti». Uno schifo.