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Prosit. Produttori uniti per la distribuzione

di MARCO NANNETTI

QUELLO della distribuzione sarà uno dei problemi che i produttori di vino dovranno affrontare nei prossimi anni. Infatti, a causa del calo del consumo interno, è impellente la necessità di trovare nuovi mercati, possibilmente esteri. Il commercio del vino italiano è fatto di medie e piccole aziende che producono da 50mila a 500mila bottiglie all’anno e che, con difficoltà, cercano di trovare una collocazione partendo da una rete di vendita nazionale o internazionale comunque molto impegnativa. In queste aziende spesso è un’unica persona che cura le viti, segue la cantina, si occupa del commerciale ed è risaputo che fare tutto e bene non è possibile. Così, nonostante la buona volontà, nascono azioni confuse e pasticciate.

PER SEGUIRE con successo una rete di vendita allargata a varie zone d’Italia servono molto tempo e denaro. Inoltre trovare distributori seri e continuativi all’estero è possibile, ma spesso non ci sono i numeri di bottiglie disponibili per sopportare lo sforzo economico necessario. Ecco che per sopperire a questa esigenza diventa indispensabile una sinergia tra i produttori, non ci sono altre vie d’uscita. E’ naufragata anche l’idea di distribuzione affidata a una figura esterna che unisca le aziende di diverse regioni italiane: non accontenta tutti e l’entusiasmo iniziale finisce presto. Quindi l’unica strada è creare gruppi di produttori, mettere da parte il personalismo
e cooperare, così da dimezzare i costi e raddoppiare la potenzialità di espansione nel mercato. Prosit