Daniela Del Monaco
Come le rose profumate si piegano dai muri verso il bambino che lungo la strada le reclama senza parlare, così noi uomini colti nella nostra fragilità un giorno ci potremo ripiegare “sul seno divino”, immagine che rimanda alla situazione primordiale e assoluta dell’infanzia. Con questa potente e, allo stesso tempo, delicata similitudine Luzi rassicura l’umanità intera circa il suo avvenire. Recita una sorta di preghiera, dapprima rivolgendosi al Dio-Padre dal volto “caldo di speranza” e poi alla Madre “dagli occhi trasparenti” che a tempo debito si farà carico di tutti i nostri dolori.
Solo salendo sulla barca che oscilla in mezzo al mare, nel punto in cui cielo e terra si uniscono profondamente, potremo osservare il mondo da una nuova e più vera prospettiva e finalmente percorrendo la via a ritroso, dalle foci alle sorgenti, risalire “alla vita”, tornare all’origine, alla nascita e cogliere il senso misterioso della nostra esistenza.

Matteo Mazzone
Con attacco amichevolmente dantesco, il Luzi a mio avviso migliore sta in questi versi, sublimi perché comprensibilmente partecipi e compartecipi ai destini umani: Luzi poeta della vita, della gioia e della speranza, tanto esplicitamente equilibrato è il rapporto tra il suo animo e il fuori topico quanto teleologicamente ispirato, creato da Dio. La dimensione dello spazio naturalmente condiviso diventa immagine di un mondo allettante perché tanto religiosamente pacifico ed approvato, quanto cristallina creatura pura, asettica da imperfezione. E’ quello di Luzi un caldo invito alla riscoperta dell’esistenza umana nella sua benignità, riscoperta che si può compiere solo se intrecciata, forse meglio dire abbracciata armonicamente all’amore teorico e concreto quando è filantropico (gli amici, il bimbo, le ragazze, la voce materna) o divino (Iddio e la Madonna).

Duccio Mugnai
L’invito ad amare la vita è tanto forza contemporanea quanto prezioso lascito antico. Ci si richiama al Dante delle Rime, a “Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io”, dove sostanza e fibra naturalissima dell’esistenza sono l’amore e l’amicizia. Lo spazio ideologico e poetico della “barca” diventa così “la lirica” stessa, luogo di elezione, per assaporare veramente l’esistenza con cuore, sensi ed intelletto. L’approccio lirico al vivere è prospettiva diversa a cui si aspira e che, una volta raggiunta, propone una continua visione trasfigurante, dove gli aneliti essenziali dell’esistere trovano chiave di risoluzione, misteriosa, eppur semplice e disvelante, nella “Madonna dagli occhi trasparenti”, “la voce materna, senza origine”, che raccoglie il cumulo dei dolori, dei morenti, e par che tutto rinasca.

Chiara Scidone
Un grande scrittore e poeta che ci ha lasciato una vastità di opere appartenenti a stagioni diverse tra loro. L’orgoglio di essere della sua stessa città è veramente molta. Questa poesia, che fa parte di quelle del suo esordio, è sicuramente un bellissimo modo per ricordarlo. Sin dai primi versi possiamo notare che Luzi fa riferimento a vari grandi della letteratura, tra cui Dante e Pascoli dimostrando di avere una vasta conoscenza. La semplicità inoltre, è per me la cosa che più lo caratterizza.

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Con questi versi, giovanili e maturi insieme, Luzi inaugura una nuova epoca, svela un orizzonte, addita una direzione che poi egli stesso perseguirà indefessamente, attraverso una inedita sinergia di idea e forma, pensiero e parola.

framo
Sentire profondo e sguardo rarefatto – “senza origine”, “senza profondità” – qui si compenetrano. Per rara, primaria intuizione fondamentale, al dondolare sospeso in corsa di questa bella barca, “voce materna” – cullagrembo ormai sopita -, orizzonte speculativo e creativo, grazia espressiva e sapienza costruttiva tengono ben salda la rotta, mai paiono oscillare. E da esseri sprofondati nel “silenzio della terra”, a cui, purtroppo, oggi del tutto sfugge una simile visione che consoli, avvertiamo come non possa lasciare indifferente quell’iniziale e/o finale volo pazzo di creatura.

tristan51
Dante, lo Stilnovo, ma anche Carlo Betocchi (“una verità che procede / intrepida, un sospiro profondo / dalle foci alle sorgenti”), ma anche il primitivismo di certo cattolicesimo frontespiziesco, anche le atmosfere semplici e permeate di divino di Nicola Lisi, la religiosità povera e contadina del “Calendario dei pensieri e delle pratiche solari”, per dipendenze e convergenze, in un dettato già originalissimo, tutto luziano nonostante (proprio per) la molteplicità degli apporti di sensibilità per via di cultura e di frequentazioni…

Isola Difederigo
Il “viaggio in versi” di Luzi attraverso le tappe di una lucreziana “fisica perfetta” in cui lo spettacolo della vita trova nella parola poetica la sua assoluta pienezza, è un viaggio penitenziale e salvifico verso “paradisi di salute” dove contemplare da vicino “il viso d’Iddio” intravisto in un giovanile incantamento. Il Luzi approdato alle ultime stazioni, il poeta delle “laudes creaturarum”, non si è mai mosso di lì, da quella barca da cui al principio vedeva il mondo nel suo incessante esistere e fluire, nella condivisa certezza di una misteriosa ed esaltante appartenenza.

Maria Antonietta Rauti
La ricerca di Luzi, sempre impegnato nella perfezione della parola, dimostra il suo struggente dinamismo.
Il suo moto continuo lo porta alla scoperta di un nuovo percorso che lo indirizza verso una dimensione di attesa sempre protesa verso comparazioni profonde e delicate immagini che fanno di ogni sua similitudine un incanto.

giacomotrinci
Dalla “barca”, la vita; ma, anche, dalla vita la barca. In questo tornare alla ballata medievale, il giovane Luzi crea la sua dantesca vita nova, con la musica accogliente di questi versi che sembrano sgranare da decasillabo a endecasillabo il naturale svolgersi di un mondo tornato nuovo, per occhi incantati disposti ad incontrarlo. Si leggono, oggi, con commozione viva questi versi; se si pensa, poi, alla grande pienezza di canto che è costituita dalla lunga, successiva stagione poetica di Luzi, che spiega tutte le ragioni di un incantamento fisico e religioso insieme alle vicissitudini di un mondo che ci porta, fiume eterno, con sè, oltre sè. Da tutta la vita di dopo, questa barca, da Cavalcanti e Dante, ci aspetta ancora:tenace come l’attenzione e l’amore.

Pietro Paolo Tarasco
E’ stata la poesia “Alla vita” quella che più di tutte mi ha dato la linfa creativa per “idealizzare benignamente” l’opera “A Mario Luzi – Alla vita”. Il Poeta si adagia con il suo corpo sulla sua tanto cara ed amata terra Toscana. Sui suoi scarmigliati capelli, una barca “…e dondola nella luce dove il cielo s’inarca e tocca il mare…”. La barca è posta sulla parte più alta ed è di lì che “…si vede il mondo…” tra terra, cielo e mare dove la nostra fragilità è sempre presente.

Ilaria 77
La forza evocativa delle parole così magistralmente scelte da Luzi rimandano ad immagini di vita con una forza sempre sorprendente. Un grandissimo autore del nostro tempo che ha cantato l’esistenza umana nelle sua forme più pure.

Elisabetta Biondi della Sdriscia
Il richiamo esplicito alla grande poesia stilnovistica colloca con autorevolezza questi versi luziani nel solco della tradizione poetica. Quella barca, però, che sembra volare tra cielo e mare e permette di osservare il mondo dall’esterno, escludendone tutte le brutture, diventa simbolo di speranza: essa è insieme ventre materno che culla e nutre e immagine di fecondità, della vita che si rinnova a se stessa, in un eterno scorrere e rinascere. Anche la poesia si fa barca, rifugio incontaminato, ermeticamente chiuso per preservare il suo messaggio di speranza: anche se la finestra è annerita, le ragazze “non sanno finire d’aspettare l’avvenire”.

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