L'ora di Religione

La Pira, “algerino” ma mai antifrancese

A cinquant’anni dall’indipendenza dell’Algeria, la ricostruzione della storica Bruna Bagnato riporta in luce anche il ruolo svolto da Giorgio La Pira, “filoarabo ma mai antifrancese”. Sul “sindaco santo” anche novità in Polistampa: la preghiera come forza storica e un profilo del postulatore Vittorio Peri.

 “Filoarabi, ma non antifrancesi”. A cinquant'anni dall'indipendenza dell'Algeria (1962) Bruna Bagnato, docente di Storia delle relazioni internazionali nell'Ateneo fiorentino, individua nel suo 'L’Italia e la guerra d’Algeria (1954-1962)' (ed. Rubettino) la cifra convergente di diverse anime della Dc al governo in quegli anni, con il contributo qui ben sviscerato di Giorgio La Pira, che prevalsero su una linea decisamente più filofrancese. Più in generale si affermò la simpatia verso il nazionalismo arabo letto come qualcosa di contiguo al Risorgimento italiano e alla più recente Resistenza. La Pira gioca un ruolo decisivo, con occhi più profondi, cogliendo linee di tendenza su cui spendersi per evitare involuzioni violente e autoritarie, che in parte si verificarono ma che non furono vincenti. La Pira venne minacciato dai nazionalisti francesi dell'Oas. Il colloquio mediterraneo che si svolse a Firenze nell'ottobre 1958, pochi giorni prima della morte di Pio XII, rappresentò una cornice sofferta di macerazione di rapporti, proprio sullo scenario algerino, favorendo quei canali sotterranei di confronto tra francesi e indipendentisti nordafricani, che prendevano atto di un cambiamento che non si poteva fermare ma che poteva consolidarsi non contro la Francia in quanto tale. “La Pira, Mattei – osserva Bagnato - furono i referenti più certi del nazionalismo algerino nella penisola. Quanto a Fanfani, che nell’immagine storiografica abituale è il quarto pianeta della costellazione 'neo-atlantica', l’uomo politico toscano mostrò di condividere le aspirazioni all’indipendenza algerina ma, nella veste istituzionale di Presidente del Consiglio e/o Ministro degli Esteri, cercò per quanto possibile di tradurle in un linguaggio attento a non 'tirare' troppo la corda della 'sopportazione' francese”. Lo abbiamo dimenticato, ma l'Italia aveva bisogno della Francia per superare i problemi in Alto-Adige con la violenza antitaliana.
“Il dato, imprevedibile, della scomparsa di Pio XII – spiega Bagnato - e del conseguente afflusso, a Roma, delle delegazioni di tutti i Paesi e al più alto livello per partecipare alle esequie, ebbe effetti diretti su un aspetto 'negoziale' del conflitto algerino”, favorito anche dall'assise fiorentina. “L’esistenza di un canale di contatti fra francesi e algerini, parallelo e opposto alla politica ufficiale di reciproca lontananza e incomunicabilità – continua Bagnato - è un dato che permette di leggere in una luce diversa sia l’episodio fiorentino sia le dichiarazioni con cui Fanfani, alla Camera, difese al contempo l’iniziativa di La Pira e la scelta del suo governo di partecipare al convegno di Palazzo Vecchio”. La seduta inaugurale del colloquio mediterraneo si tenne il 3 ottobre, il giorno in cui De Gaulle, nel corso del suo quarto viaggio in Algeria, annunciò un piano di «Prospettive decennali di sviluppo economico e sociale dell’Algeria». La Pira trovò conferma a quello che pensava di De Gaulle, “il solo capace di prendere nelle mani il destino del più grande dei popoli cristiani cui Dio ha confidato un compito ed una responsabilità a dimensione del mondo”. E De Gaulle ricambia, guardando con attenzione e costrutto “le nobili iniziative” di La Pira. Iniziative fondate sulla convinzione, forse non esplicitate con lo stesso timbro da De Gaulle, anch'egli cattolico, della preghiera come forze educatrice e storica. A questo riguardo Polistampa ha edito 'Preghiera e vita', lettere di La Pira alla religiosa Paola Ramusani, a cura di Diego Maria Pancaldo e con l'introduzione di Silvano Piovanelli. La Pira vive la storia, personale e corale, come “navigazione... sempre vitale, alquanto carica di “mareggiate” (28 aprile 1954), in cui la fede pensata e “pregata” dà la forza di “resistere a tutte le 'onde' della vita pubblica” (3 dicembre 1955). Quello che cerca di fare La Pira, da sindaco e da cristiano, in ogni scenario in cui si trova ad operare, è sviluppare con ogni interlocutore, quale che sia, da Togliatti a Ho Chi Min, “vincoli di carità” perché “nella preghiera i vincoli della carità si fanno sempre più vivi: sono vincoli di eternità: il tempo non ha potere sopra di essi”. Se c'è “un vivo desiderio nella mia anima è quello di stare vicino alle creature alle quali mi associa profondamente il mistero della grazia e della preghiera”. Accanto a questo volume, anche 'Nel solco di La Pira', la prima raccolta di testimonianze sulla figura di Vittorio Peri (1932-2006), che è stato postulatore nella causa di beatificazione del sindaco santo. Oltre ai contributi di Mario Primicerio, Francesca Peri Minuto e Umberto Santarelli, il libro riporta gli interventi dei relatori agli incontri promossi da don Carlo Zaccaro, della Madonnina del Grappa e intitolati 'Giorgio La Pira e Vittorio Peri: due laici testimoni del Vangelo', tenutisi a Firenze nel 2009 e nel 2010. In tutti e tre i volumi il richiamo alla documentazione di prima mano ordinata in archivio dalla Fondazione La Pira.

Michele Brancale

 

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