Tra Rossi e Alonso, chi sta peggio?
A ridosso di una intensa stagione di chiacchiere (presentazioni, settimane bianche, eccetera), mi sono imbattuto in un vecchio amico, compagno di scuola nei giorni remoti del liceo.
Non che egli medesimo sia un fan di cose a due o quattro ruote, però tiene d'occhio le vicende di Rossi e della Rossa.
Così, a cena mi ha chiesto, senza preavviso: ma insomma, per questo 2012 secondo te chi sta messo peggio (o meglio), tra Valentino e Alonso?
Uhm, uhm.
Ho illustrato due teorie.
Eccole.
LATO ROSSI. Ovviamente Valentino non deve dimostrare nada a ningun, ha una storia che parla per lui, ci mancherebbe. Però il fallimento della prima stagione in Ducati è stato clamoroso. Un flop esasperato dal fatto che Stoner, passato dalla moto di Borgo Panigale alla Honda, è andato felicemente a spasso. E l'australiano, con la Ducati, spesso vinceva.
Ciò che è emerso con nitidezza, è che Rossi non è salito sulla moto italiana in nome di una scelta ponderata e voluta. Non ha fatto come lo Schumi di fine 1995, quando, tra diverse opportunità, lo Zio scommise sulla Ferrari. No: Vale è sbarcato in Ducati per mecessità, avendo porte chiuse alla Honda, almeno quella ufficiale, ed avendo compreso che in Yamaha ragioni anagrafiche (e forse non solo anagrafiche) facevano pendere la bilancia dalla parte di Lorenzo.
Ora si tratta di esplorare sentieri labirintici. Rossi crede veramente nei progetti tecnologici della Ducati? Oppure, con cognizione di causa, è pervenuto alla conclusione che i colossi 'made in Japan' siano imbattibili? E quanta voglia ha ancora di sfidare ventre a terra personaggi di una generazione nuova, come Stoner e Lorenzo?
In attesa di risposte, mi dichiaro cautamente pessimista.
LATO ALONSO.
Fernando non vince un mondiale dal 2006. Curiosamente, è più 'fresca' l'ultima impresa iridata di Raikkonen, che pure è stato in vacanza per un biennio. E in questo lungo periodo di digiuno si è affermata nei cieli la stella di un giovanissimo fuoriclasse, Seb Vettel. Il paragone con i 5 anni senza trionfo per Schumi è fuorviante: nè Hill nè Villeneuve nè Hakkinen avevano il carisma e la credibilità del Bibitaro, non potevano cioè essere scambiati, se non dagli incompetenti sempre numerosi, come 'eredi' del tedesco.
Dunque, Alonso ha un primo problema, che si chiama Vettel (o Red Bull, se appartenete alla teoria in virtù della quale la macchina fa la differenza, dico la macchina di Newey, a prescindere da chi la guida). Il secondo problema è la Ferrari. Non è un guaio grosso come la Ducati per Valentino, ma siamo lì.
Nessuno, a parte ovviamente Schumi, a Maranello ha avuto tanto potere come lo spagnolo. E si sa come vanno queste cose. Per un certo periodo, il carisma del Campione sposta il peso della responsabilità delle sconfitte sulla Squadra. Ma una simile situazione non può durare in eterno. Io c'ero, nel 1999. E ricordo bene come, prima dell'incidente di Silverstone, persino Michelone stesse scivolando dalla parte dei Colpevoli. Non era vero, ma a certi livelli le sensazioni contano. Poi arrivò il 2000 e tutti i salmi finirono in gloria.
La domanda delle domande è questa: avrà, Alonso, la pazienza di attendere, come la ebbe lo Zio? Il quesito non è retorico, nel senso che la logica suggerisce un 2012 ancora all'insegna della Red Bull, magari con un margine di supremazia meno netto rispetto al 2011. Ma se Vettel non sbaglia più...
Alla fine della esposizione, il mio vecchio compagno di scuola se ne è uscito con la seguente riflessione: beh, dopo averti ascoltato direi che stanno messi maluccio sia Rossi che Alonso...
