Nostalgia di Kubica
Io sono uno di quelli che pensavano che Robert Kubica sarebbe diventato, un giorno, campione del mondo di Formula Uno.
Nel presente, in assenza di comunicazioni ufficiali sul suo stato di salute, mi auguro che il silenzio sia solo il prologo di una grande avventura che dovrà ricominciare.
Del resto, al Canada che si avvicina il nome del polacco è legato in maniera indissolubile.
Rammentavo ieri l'edizione 2008 del Gp. Unica vittoria di Robert in Formula Uno, nel giorno in cui il Nero tamponò il Biondino all'ombra di un semaforo, manco fossimo tra le note di una canzone di Enzo Jannacci. Faceva il palo per la banda dell'Ortica, ma era guercio (Hamilton, s'intende) eccetera.
Fu, quello, l'unico trionfo del marchio Bmw, prima di un abbandono che aveva e ha ancora il sapore della resa (cioè e insomma, quando si parla di unicità della Ferrari, anche gli anti ferraristi farebbero bene a rendersi conto che a Maranello non hanno mai gettato la spugna, nemmeno in oltre vent'anni di sconfitte. Mentre i Fenomeni chiamati Bmw, Toyota, Porsche, Renault, Mercedes, Ford eccetera sono andati e venuti, venuti e andati, a seconda delle comodità e delle necessità).
Ma dicevo di Kubica e di Montreal.
C'ero anche quella domenica del 2007. Quando il ragazzo di Cracovia incappò in un incidente terrificante. Fu uno shock per chi guardava, figuriamoci per chi stava al volante della monoposto.
Eppure, quattro giorni dopo entrai nella gigantesca sala stampa di Indianapolis, teatro allora del Gp degli Usa.
Vedo sullo sfondo un tipo dinoccolato.
Ah, penso tra me e me, un americano che somiglia a Robert!
A mio parere, infatti, Kubo doveva starsene in una camera d'hotel, una volta dimesso dall'ospedale canadese, per riprendersi dal botto.
Invece, era proprio lui.
Sorrideva. Domani prove libere, diceva. Io pronto.
Ci sono matti che hanno il pregio di strapparti una emozione.
Intervennero poi i medici della Fia, i quali si presero la briga di spiegare al polacco che la protezione di Giovanni Paolo II nessuno la metteva in discussione, per carità, ma è meglio non esagerare e insomma tanto fecero che il Gp degli Usa, con la Bmw, lo corse un ragazzino noto all'anagrafe come Seb Vettel.
Racconto tutte queste cose, peraltro arcinote, semplicemente per confessare che un personaggio come il Polacco manca a me e manca a tutta la Formula Uno. Quasi certamente, senza la catastrofe rallistica, oggi Kubo sarebbe il compagno del suo grande amico Alonso a Maranello: una super coppia, se mi è permesso immaginare un presente che non esiste e un futuro che, temo, non sarà.
Comunque, auguri a Robert.
