Un argentino a Melbourne
La mia Australia è un fiume azzurro di memoria. Si fatica a galleggiare, tra la schiuma dei ricordi.
Ad esempio, mentre vedevo Papa Francesco mi è venuto in mente un argentino a Melbourne.
Si chiamava Gaston Mazzacane.
Aveva un cognome allusivo, io lo guardavo e sempre malinconicamente pensavo ai bastardini randagi che doveva aver sterminato correndo come un pazzo su una carrettera in una temporada por novizios. Adelante adelante c'è un uomo al volante, con due occhi che sembra un diavolo.
Adelante Gaston, com juicio.
E insomma Mazzacane stava a Melbourne, cuore dell'Albert Park, in quanto debuttante con la Minardi.
Lo chiamano alla press conference del giovedì.
Alle esternazioni organizzate dalla Fia, sei obbligato ad hablar in inglese.
Ma Mazzacane nada.
Si piazza dietro il microfono e comincia ad hablar in espanol, manco fosse Papa Francisco.
Holà, cabezon, gli fa l'intervistatore ufficiale, sempre quello, una sorta d mummia sbendata.
Holà, solo inglese qua.
Ma Mazzacane (por todos los diablos, las Malvinas so argentinas, Maradona mano de Dios, eccetera) ringhia nell'altoparlante: amigos, io parlo la lingua mia e comunque un giorno sarete voi a dover conoscere lo spagnolo, perchè io diventerò campeon do mundo.
Bum.
Mai successo, ma fu un numero alla Messi (o alla Bergoglio, come preferite).
Dopo di che, Melbourne è il luogo che ho amato di più, tra i tanti teatri dello show chiamato F1.
L'Australia secondo me è il paese più bello del pianeta ed è un peccato che per arrivarci si debba fare un viaggio che non finisce mai.
Pensa te come sarebbe un giorno scoprire che Mazzacane, el sicario de los randagios, da bambino ha fatto il chierichetto di Francisco I...
