Mexico, 25 anni fa il primo podio di Schumi
C'è poco da fare.
Invecchiando ci si rincoglionisce.
E così a me è capitato di sentire il magone in gola, rammentando a me stesso una gara messicana.
1992.
Ero là per il secondo Gran Premio della stagione, dominata in lungo e in largo dalla Williams di Mansell (e Patrese).
In Messico, a prescindere dal muro caro a Trump, sono orgogliosi di essere diversi dagli statunitensi.
Anche nei rapporti con la Formula Uno.
In Messico ricordano i fratelli Rodriguez e in fondo pensano che tra Enzo Ferrari e Pancho Villa ci fosse qualcosa in comune.
Però nel 1992 la Rossa non andava manco a spingerla. Fu una delle qualifiche più disastrose della storia. Decimo Jean Alesi. Ventesimo Ivan Capelli.
Eppure, io ho memoria di Ciudad de Mexico per un altro episodio.
La domenica.
Le Williams viaggiavano come missili sparati nell'iperspazio.
La battaglia vera riguardava le posizioni di contorno.
E terzo si classificò un ragazzo tedesco.
Al primo podio della sua carriera.
Michael Schumacher.
Sarei un bugiardo se scrivessi, qui e ora, che ebbi modo di immaginare il futuro del giovanotto.
Mentirei se raccontassi che era ovvio intuire il seguito, decine e decine di vittorie, valanghe di piazzamenti, eccetera.
Ma mi ricordo tutto, stavo sotto il palco delle premiazioni e vedevo questa ipotesi di campione da vicino, nell'anno zero della sua avventura. E recupero da un angolo della mente i brandelli della sua felicità.
Sono passati venticinque anni.
Un quarto di secolo.
Una vita.
Io ho visto, dal vivo, cose che mai nessuno potrà pretendere di spiegarmi. Una volta mio padre, che costruiva case, si sentì suggerire da un prete come dovesse edificare la canonica. E papà rispose: reverendo, lei al massimo può insegnarmi a dire messa.
Ecco, appunto.
Forse per questo non me la prendo mai, dinanzi alla banalità dell'insipienza.
Ps. Spazio sotto per le libere messicane. Hamilton vincerà il quarto titolo, Verstappen farebbe bene a smetterla di fare il gradasso da quattro palle e un soldo e comunque io sto con Salo, esattamente come nella mitica estate del 1999.
