Profondo Rosso

Gli orrori di Baku e il sogno di Leclerc

In breve.
Non andiamo più a Imola.
E nemmeno al piccolo Ring.
In compenso, ci portano in luoghi come Baku.
Dove saltano i tombini. E con le gru si schiantano contro i ponti.
Ora, io non sono pregiudizialmente ostile all’allargamento delle mappe, insomma a quella cosa che sommariamente viene chiamata globalizzazione.
Per tutte le cose, può essere buona e può essere cattiva.
Ma se io organizzo uno show (e tale, in senso buono, è anche la Formula Uno), beh, debbo garantire standard di efficienza indiscutibili.
Tutto ciò premesso (e mi scuso per la ripetitività, ci sono argomenti sui quali annoio persino me stesso), non sono abituato a dare troppo peso ai dati delle prove libere.
Ero giovane quando Alesi veniva chiamato, ironicamente, il Re del Venerdì.
E ci siamo capiti.
Poi, il sogno di Carletto Leclerc è bellissimo.
Ne riparleremo.

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