Leclerc, l’antidoto contro la noia
In Austria, dove ovviamente le gomme non cambiano, un nostro esploratore si aggira ramingo tra l’ombra di Hamilton, la sagoma di Vettel e lo spettro di Pirro.
Lascio al cloggaro Marco Santini, detenuto per tre giorni allo Spielberg, l’onore e l’onere di raccontare il venerdì del villaggio.
SANTINI SCRIPSIT
amiche cloggare e amici cloggari, rieccoci qua. A parlare di elettrico? Cari amici cloggari, rieccoci qua. A parlare di elettrico? Macchè! A sperare. A sperare, di venerdì sera, che la nostra amata Rossa possa confermarsi anche quando il gioco si fa duro. Perchè di riscatto Ferrari troppe volte abbiamo parlato, ahimè erroneamente, di venerdì. Siamo italiani, passionali, ci facciamo prendere dai facili entusiasmi. Ma stavolta no. Ho un’immagine in testa, di quelle che fanno male alla nostra passione. Ieri ho visto due giovanissimi fenomeni come Leclerc e Verstappen, non due qualsiasi ma il futuro di questo sport, trovarsi dopo otto gare ad affrontare una conferenza stampa a muso lungo e senza nulla da dire sul campionato in corso. In sintesi, del weekend di gara austriaco sembrava fregare poco sia a loro che ai giornalisti. Si è parlato di gomme (che non cambieranno), di regolamenti 2021 (e tanti auguri per l’anno prossimo...), di piloti che non fanno abbastanza per far sentire la propria voce dove conta davvero. La verità è che oggi, Mercedes a parte, non sorride nessuno. Perchè non c’è niente da ridere davanti a un campionato che a fine giugno ha già dei vincitori scritti. Ha detto bene Vettel, uno che raramente parla a vanvera: questa Formula 1 non è quella di cui mi sono innamorato da bambino. Vaglielo a spiegare agli americani il DNA di questo sport... “Capire tu non puoi, tu chiamale se vuoi, emozioni”. E allora ci si accontenta di poco, come oggi pomeriggio, col caldo che mette in difficoltà le gomme neanche fossimo a Chattanooga in Tennessee col sole che ti spacca in quattro. Detto ciò: il circuito è teoricamente favorevole alla SF90, Bottas e Verstappen hanno già assaggiato il muro, sognare non costa nulla. Qui in Austria il buon Carletto ha già vinto in F3 e in F2, vuoi vedere che... A sperare. A sperare, di venerdì sera, che la nostra amata Rossa possa confermarsi anche quando il gioco si fa duro. Perchè di riscatto Ferrari troppe volte abbiamo parlato, ahimè erroneamente, di venerdì. Siamo italiani, passionali, ci facciamo prendere dai facili entusiasmi. Ma stavolta no. Ho un’immagine in testa, di quelle che fanno male alla nostra passione. Ieri ho visto due giovanissimi fenomeni come Leclerc e Verstappen, non due qualsiasi ma il futuro di questo sport, trovarsi dopo otto gare ad affrontare una conferenza stampa a muso lungo e senza nulla da dire sul campionato in corso. In sintesi, del weekend di gara austriaco sembrava fregare poco sia a loro che ai giornalisti. Si è parlato di gomme (che non cambieranno), di regolamenti 2021 (e tanti auguri per l’anno prossimo...), di piloti che non fanno abbastanza per far sentire la propria voce dove conta davvero. La verità è che oggi, Mercedes a parte, non sorride nessuno. Perchè non c’è niente da ridere davanti a un campionato che a fine giugno ha già dei vincitori scritti. Ha detto bene Vettel, uno che raramente parla a vanvera: questa Formula 1 non è quella di cui mi sono innamorato da bambino. Vaglielo a spiegare agli americani il DNA di questo sport... “Capire tu non puoi, tu chiamale se vuoi, emozioni”. E allora ci si accontenta di poco, come oggi pomeriggio, col caldo che mette in difficoltà le gomme neanche fossimo a Chattanooga in Tennessee col sole che ti spacca in quattro. Detto ciò: il circuito è teoricamente favorevole alla SF90, Bottas e Verstappen hanno già assaggiato il muro, sognare non costa nulla. Qui in Austria il buon Carletto ha già vinto in F3 e in F2, vuoi vedere che...
