Verstappen, la Ferrari, arsenico e vecchi sospetti
Arsenico e vecchi sospetti.
Ho aspettato un po’ prima di esprimermi sulla sparata del Max furioso (l’ormai famigerata frase post Austin: la Ferrari ha smesso di barare).
In effetti, rimango in fiduciosa attesa della rituale retromarcia (del tipo: sono stato frainteso, c’è stato un errore nella traduzione dall’olandese, stavo scherzando, è tutto un equivoco, non è colpa mia, l’invasione delle cavallette, la pioggia di rane, era morta mia zia, eccetera).
Nel frattempo...
Uno. Verstappen è un grande pilota. Faccio la premessa perché, come sostengo sempre per chiunque, il talento nel mestiere va tenuto distinto dagli elementi caratteriali.
Due. Verstappen è in mala fede. Se ha le prove di quello che dice, beh, deve tirarle fuori. S’intende insieme alla Red Bull, che immagino non estranea alle esternazioni del suo pupillo.
Tre. Io non ho l’anello al naso. Verstappen è in mala fede anche perché mai, a mia memoria, ha avanzato perplessità sul rendimento Mercedes, ad esempio all’epoca della Tribù dei Cerchi Forati. C’entra qualcosa, suppongo, l’interesse per una sistemazione non remota.
Quattro. Mi è piaciuta molto la reazione di Binotto. Diretta, con Horner. Aspra sul piano della comunicazione. Mattia sta imparando.
Cinque. In se’, non sorprende la richiesta di chiarimenti avanzata da uno o più concorrenti su una soluzione adottata da un team rivale. È prassi, in Formula Uno. Anche la Ferrari, non di rado, ha percorso la stessa via, solo evitando di sbandierare ai quattro venti le sue sollecitazioni. Questa discrezione, purtroppo, alimenta le fobie degli internettiani sfaccendati, cui non par vero di strillare che la Ferrari perde in pista perché sta zitta fuori (questa è una scemenza autentica, ma molto diffusa).
Sei. Fino a prova contraria, fanno testo le decisioni della Fia. È giusto così, nessuno sport sta in piedi in assenza di una istituzione cui spetta il potere di dirimere le controversie.
Sette. Quello che manca, non da oggi!, è la trasparenza nel processo decisionale. Poiché la Formula Uno muove interessi enormi e coinvolge milioni e milioni di appassionati nel mondo, tutto dovrebbe essere reso pubblico, dalle richieste di chiarimento alle eventuali controdeduzioni di chi è al centro delle illazioni, fino alle motivazioni dei verdetti federali.
Otto. Non è impossibile! La segretezza era un mantra di Ecclestone ma era un errore già allora. In Formula Uno vanno spalancate porte e finestre, non se ne può più delle allusioni, degli ammiccamenti, dei io so che tu sai che io so. Ne avevo le scatole piene sin dai tempi di Senna e Prost, figuriamoci trent’anni dopo.
Nove. Io, per stare al tema, non credo che la Ferrari sia andata male ad Austin perché una interpretazione Fia ha chiarito chissà che a proposito di flussometro. Sarebbe clamoroso e vorrebbe dire che ha ragione Verstappen, mentre è noto che fuori dall’abitacolo Max ha torto per definizione.
Dieci. Grazie per l’attenzione.
