Profondo Rosso

Cosa penso di Caminotto e Billeri

  1. Mi resta da dire quello che penso io delle esternazioni natalizie di Caminotto e Billeri.
    No, non è un refuso. Li chiamo così, Camilleri e Binotto, perché mi ha molto colpito la chimica che c’è fra i due. Certe cose le percepisci a pelle. Per dire, che tra Marchionne e Arrivabene la relazione non fosse fluida, insomma, era sotto gli occhi di chi voleva vedere. Per altro, quando il manager Philip Morris fu nominato capo azienda a Maranello, eh, in tanti immaginammo che la pluriennale collaborazione con Iron Mauri sotto i tetti dorati del Tabaccaio fosse una garanzia sulla vita, per il manager bresciano. Sappiamo invece come sia andata a finire.
    Torno a bomba.
    Di Caminotto ho apprezzato la difesa, senza se e senza ma, della identità Ferrari. Qui ammetto di avere sollecitato io, in un colloquio pre cena, la risposta dura su Verstappen (mi ero lamentato con l’ad del silenzio post frase sui Bari, per intenderci). Poi, per carità, ha ragione chi ribatte che certe cose fanno in fretta a passare in cavalleria, l’Alonso pre Ferrari diceva cose tremende sul Cavallino e poi venne vestito di Rosso (ma fu un errore, non per l’enorme talento del pilota, bensì in ragione di quei precedenti, mai ritrattati, chiusa parentesi).
    Buona anche, in Caminotto, la promessa di investire di più sul reparto corse. A patto di non ignorare un particolare: i soldi sono tanto ma non sono tutto, dipende anche da “come” li spendi.
    Vengo a Billeri, cioè Binotto.
    Apprezzabile l’estesa autocritica, del resto negare l’evidenza non si può.
    Imbarazzante, invece, la ripetuta testimonianza di impotenza, quel “non abbiamo ancora capito” cosa sia successo durante e dopo i test di Barcellona.
    Come, non avete capito?!?
    Possono non capire i tifosi, i cloggari, i giornalisti. Ma gli ingegneri, andiamo...
    Delle due l’una e sarò schietto.
    O è un bluff, cioè i vertici Ferrari conoscono la verità ma non hanno interesse a svelarla, per non dare vantaggi alla concorrenza.
    Oppure davvero non sanno (a quasi un anno di distanza!) e allora io mi metto le mani nei capelli.
    In generale, Caminotto e Billeri mi hanno dato l’impressione di credere possibile ma non probabile il trionfo iridato nel 2020.
    Tradotto: vinceremo l’anno prossimo (ma inteso 2021).
    Chiudo con l’intrigo piloti.
    Non ci vuole Einstein per capirlo.
    Sono in scadenza Hamilton, Verstappen e Vettel.
    A Lewis e a Max la Mercedes e la Red Bull hanno offerto il rinnovo, senza per ora ricevere risposta.
    A Seb la Ferrari non ha, fin qui, proposto il prolungamento. Ci sarà tempo per farlo, per carità, ma dobbiamo partire da questo presupposto.
    La mia impressione è che Caminotto e Billeri siano in attesa della decisione di Hamilton.
    Il quale Hamilton ha ottime ragioni per restarsene dov’è. Ad esempio, trovarsi in casa uno come Leclerc, uhm uhm uhm...
    Aggiungo, onestamente, che alla luce degli eventi del 2019 la Ferrari ha il diritto di non avere fretta, a proposito di Seb. Bisogna capire anzi tutto come si svilupperà la complessa relazione tra Sebastiano e Carletto e su questo, a mio sommesso parere, Caminotto e Billeri peccano di ottimismo.
    Detto tutto ciò, auguri a entrambi facendoli anche a me stesso: chi riesce a vincere con la Ferrari, vince per tutti.
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