Profondo Rosso

Bonimba, Dallara e le parole di Sainz

  1. Una delle cose belle del mestiere che faccio è l’opportunità di incontrare persone che meritano di essere conosciute.
    Quando poi queste persone condividono le mie stesse passioni, allora nasce quel sentimento di amicizia che resiste all’usura del tempo.
    L’altro giorno Roberto Boninsegna, in arte Bonimba, mi ha chiesto di accompagnare i suoi nipotini in visita ai musei Ferrari.
    Per chi non lo sapesse, Bonimba è stato uno dei più grandi calciatori italiani del Novecento. Con le maglie della Nazionale, del Cagliari, dell’Inter, della Juventus.
    Per me è come uno zio.
    Ad un certo punto persino lui mi ha chiesto: ma scusa, ma come è possibile che qui a Maranello da quindici anni e più, una generazione!, non sappiano confezionare una monoposto vincente? C’è un virus nell’aria?
    Ho allargato le braccia, sconsolato.
    Due giorni più tardi ho tenuto una conferenza universitaria con Giampaolo Dallara.
    Un altro grande. Uno che mi regala il suo affetto a titolo puramente gratuito.
    Mi ha detto: Leo, una azienda che dal niente tempo tre gare vince a Le Mans, beh, ha tutto per tornare a trionfare anche nei Gran Premi, fidati che è solo questione di tempo.
    Di nuovo, ho allargato sconsolatamente le braccia. Quasi a dire: beh, tu sei Dallara, come faccio a non darti retta?
    Infine, ho letto l’esternazione ultima di Carlitos.
    Sainz, intendo.
    Ha perfettamente ragione.
    Non esiste che i piloti Ferrari del presente si avvicinino alla scadenza dei contratti (fine 2024) senza certezze sul futuro ulteriore.
    Io lo vado scrivendo da tempo, pure troppo.
    In attesa di miracoli da filming day a Fiorano e fondi copiati, ecco qua.
    Che ne direbbe il simpatico curato di campagna francese, alias Fred Vasseur, di comunicarci entro fine mese la conferma di Leclerc e Sainz?
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