L’ultima corsa di Andrea Bertolini
Voglio introdurre il week end di Barcellona dedicando un pensiero ad un grande pilota. Magari non conosciuto da tutti: eppure vi assicuro che Andrea Bertolini, perché è di lui che mi occuperò in queste righe, e’ stato e rimane il protagonista di una idea romantica dell’automobilismo.
Domenica a Monza Andrea disputerà la sua ultima gara a livello internazionale. E’ stato campione del mondo sulle vetture con ruote coperte, ha rilanciato a livello agonistico il mito Maserati e bla bla bla.
Ma questo è niente.
Sassolese come me, da monello Bertolini era formidabile sui kart. A detta degli addetti ai lavori, aveva tutto per arrivare alla F1.
Tranne una cosa.
I soldi.
Per quanto sgradevole sia da ammettere, nell’automobilismo il talento da solo non basta. Devi avere risorse economiche da investire su te stesso. Oppure trovare il mecenate che crede in te, scommette su di te e ancora bla bla bla.
Così il giovane Bertolini chiuse invece i sogni nel cassetto. Non potendo guidare la Ferrari di Lauda o Villeneuve, in Ferrari andò a lavorare come operaio.
Dopo un po’, la lungimiranza di qualcuno che sapeva delle origini sue gli garantisce un ruolo come collaudatore delle Rosse di serie.
Finché.
Finché una mattina a Fiorano il signore che dormiva in pista, nell’appartamento del Drake, non viene svegliato dal rumore di una Ferrari da strada. Intenta a girare sul circuito aziendale.
Quel signore si chiamava Michael Schumacher. Incuriosito, il tedesco osserva le manovre del misterioso collaudatore.
E poi va da Jean Todt a dirgli che forse in fabbrica c’è un tizio che potrebbe essere utile alla squadra della F1, per i test.
Se questa non è una favola, dimmelo tu cos’è.
Oppure è una leggenda metropolitana, ma Maranello è come il Far West di Liberty Valance: senatore, tra la verità e la leggenda qui vince sempre la leggenda.
Da allora Andrea Bertolini ha fatto parte del Dream Team del Cavallino, e’ stato test driver della F1 e ha inaugurato la bellissima carriera al volante delle Gran Turismo.
Dí più: anni fa, e’ stato chiamato a fare da tutor ad un ragazzino promettente.
Charles Leclerc. Che chiama “zio” il nostro Andrea, cui ha promesso di dedicare, un giorno o l’altro, l’emozione più grande: la conquista del titolo mondiale a bordo della Rossa.
Nella mia testa bacata di antico appassionato, Bertolini poteva essere, in un altro mondo!, l’erede di Ciccio Ascari.
E non sto esagerando.
Ma è una storia bellissima comunque, per chi sa amare le emozioni del cuore.
