Hamilton, se ci sei batti un colpo
In attesa di capire l’evoluzione del duello Piastri-Norris, ai ferraristi interessa tentare di comprendere una cosa.
Hamilton.
A che punto è, il Baronetto, nel suo viaggio interiore alla ricerca di certezze perdute?
Ci crede ancora?
E’ già mentalmente proiettato su un nebuloso 2026?
Cito dal New York Times: “On average, Hamilton trailed Leclerc by 0.327 seconds in qualifying through the first five races. From Miami to Sil-verstone, England, that gap dropped to just 0.051 seconds, but stretched back out to 0.101s, when accounting for Spa and Budapest.
At Spa, in Belgium, Hamilton was knocked out in Ql and also dropped out in Budapest…”
Credo non serva traduzione.
Aggiungo una riflessione del curato di campagna, alias Fred Vasseur, a proposito dell’appuntamento sull’asfalto olandese: “Charles e Lewis sono pronti e la squadra è concentrata al massimo, determinata a metterli nelle migliori condizioni per ottenere buoni risultati già nelle qualifiche, che a Zandvoort sono particolarmente importanti, visto quanto è difficile sorpassare qui”.
Le ultime righe dicono tutto, al netto della ufficialità”.
Le qualifiche.
Nella F1 contemporanea, le differenze di prestazione tra macchina e macchina si sono molto ristrette. I margini sono minimi. Se Hamilton becca stabilmente un decimo e più da Carletto, rischia di ritrovarsi intruppato a centro gruppo.
Per questo Zandvoort e poi Monza, diversissime tra loro, certificheranno una realtà destinata ad avere conseguenze sul futuro a medio termine.
Anche perché, come già mi è capitato di affermare, con dieci Gran Premi ancora da disputare non è che la Ferrari possa chiamarsi fuori. I titoli sono andati, la stagione fin qui è un flop clamoroso ma urge dare segnali di vitalità.
Ne ha bisogno la Scuderia.
E ne ha bisogno soprattutto Lewis Hamilton.
