Profondo Rosso

La Ferrari e la rassegnazione

Per capire lo stato d’animo del ferrarista medio, farò un passo indietro nemmeno troppo lungo.
Anzi, parto da una statistica.
Questa. Roba del 2025. Punti Ferrari dall’Olanda: 40. Mercedes ne ha fatti 89. Red Bull 96. McLaren 91.

Questo è il presente. Serve altro?
Il passato.
Due anni fa, nel 2023, in una stagione egemonizzata dalla dominante Red Bull, beh, la Rossa riuscì a sfruttare l’unica occasione che il destino offriva. Proprio nella notte di Singapore, su un tracciato oggettivamente assurdo, a parte la suggestione della notte illuminata a giorno.
Allora, Sainz si impose e regalò la prima gioia da manager a Fred Vasseur, il capo del reparto corse di Maranello.
Sono passati ventiquattro mesi. Adesso Hamilton a malapena finisce una corsa anonima per un problema ai freni, mentre Leclerc si batte e si sbatte annaspando nel buco nero di una crisi che non sembra avere sbocchi.
Aggiungo che, da quando era stato chiaro che nemmeno il 2025 sarebbe stato l’anno giusto per il Mondiale, aggiungo, dicevo, che ci era stato spiegato che il secondo posto tra i costruttori era comunque un obiettivo.
Dunque, eccoci qua: non solo la McLaren festeggia il titolo a squadre, ma pure la Mercedes fa mangiare la polvere al povero Cavallino. Russell è formidabile, il nostro Harry Potter, alias Kimi Antonelli, continua a crescere. E Verstappen è sempre lì, pronto ad approfittare di una probabile rissa in famiglia tra Norris e Piastri (cioè, complimenti a Stella per la decima corona McLaren e auguri per la prossima rissa tra Lando e Oscar, eh).
Lo dico? Lo scrivo: questa Ferrari non solo non è all’altezza della tradizione. La cosa peggiore è che, a poche settimane dalla conferma al timone di Fred Vasseur, non si avverte il senso di una svolta, non si ha la percezione di una imminente riconquista della credibilità in pista. La frustrazione di Hamilton e Leclerc e’ un segnale bruttissimo, ecco.
In breve. Quello che la Ferrari non può e non deve permettersi e’ la rassegnazione. Anche perché la situazione è paradossale: la F1 non è mai stata così popolare nel mondo come ora e il brand più famoso sulla faccia della terra sbiadisce malinconicamente sullo sfondo.
Così proprio non si può andare avanti.

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