Profondo Rosso

Perché faccio il tifo per Kimi Antonelli

L’annuncio Mercedes sulla conferma del duo Russell-Antonelli non è certo una sorpresa.
Da quando Verstappen ha ufficializzato la permanenza in Red Bull almeno per il 2026, Toto Wolff aveva tutto l’interesse a preservare l’assetto del team.
Solo chi non capisce come funzionano le cose in F1 poteva immaginare epilogo diverso.
Verstappen è il sogno Mercedes. Nell’immediato non è realizzabile. Punto.
Ma non è questo il discorso che mi interessa sviluppare.
Su Russell niente da aggiungere: per me è fortissimo e l’ha già dimostrato. Credo anzi sia il pilota più sottovalutato dell’era contemporanea. In ogni caso, nel 2027 sarà in un top team.
Mi sta a cuore invece Kimi Antonelli.
Gli voglio bene per una somma di ragioni che eviterò persino di illustrare, perché appartengono alle mie radici emiliane.
Più significativo è il contesto.
Io comprendo chi fa notare che, tra i Rookie, un Hadjar o un Bortoleto hanno mostrato guizzi di talento.
Però, attenzione.
Nulla togliendo a chi ho citato, c’è una differenza.
Ho conosciuto dozzine di drivers che sembravano promettere fuoco e fiamme fin quando guidavano vetture di seconda o terza schiera.
Eppure, una volta assunti da una squadra top, appunto, toppavano.
Perché non è la stessa cosa arrivare nono con una monoposto che vale il dodicesimo posto in teoria: si spellano le mani per applaudirti (e fanno bene, intendiamoci).
Altro è essere catapultati, giovanissimi!, nell’abitacolo di una scuderia che ha aspettative ben più consistenti.
Questa, al tempo stesso, è la fortuna e la sfortuna di Kimi Antonelli.
Fortuna, perché è partito dall’attico.
Sfortuna, perché le pressioni sono enormi.
E non tutti sono Hamilton, che in McLaren debutta subito alla grandissima.
O Verstappen, che mette le chiappe sulla Red Bull a Barcellona 2016 e vince subito.
In breve.
Kimi non è il Lewis degli inizi e non è il Max degli esordi.
Ma ha talento. Pretendere che stia alla pari con Russell, che è in F1 da anni e che conosce benissimo l’ambiente Mercedes, e’ una autocandidatura all’Oscar della sciocchezza.
Vedremo come Antonelli saprà crescere nel 2026.
Io ho fiducia nelle sue risorse e faccio il tifo per lui.
E’ l’unico italiano in Formula Uno. Mi piacerebbe vederlo vincere. Sono nato e morirò ferrarista, ma ho sempre voluto bene ai miei connazionali sulla griglia di partenza di un Gran Premio, qualunque macchina guidassero.
Figuratevi se cambio idea per un ragazzo che parla il mio dialetto.
Forza Kimi.

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