Profondo Rosso

Norris, Max, la Ferrari secondo Maurizio Arrivabene

Norris e’ un degno campione del mondo.
Ma Verstappen resta il Campionissimo.
Sulla Ferrari sipario.
Ne ho parlato con un vecchio amico del Clog.
Maurizio Arrivabene.
“Il mio primo pensiero è per l’italiano che sta dietro questa impresa mondiale di Lando Norris: senza Andrea Stella la McLaren non sarebbe tornata grande. Per la nostra cultura dell’automobilismo e’ una gratificazione!”
Maurizio Arrivabene, lo sapete, stato il team principal della Ferrari tra il 2015 e il 2018. Con Vettel e con Raikkonen e infine con Leclerc ha regalato belle emozioni ai tifosi del Cavallino. Criticabile e criticato, ma ferrarista vero.
Poi ha lavorato anche per la Juventus. Oggi si occupa di digitale. Siamo amici, abbiamo visto assieme il Gran Premio di Abu Dhabi.
“A Norris faccio i complimenti, magari il titolo poteva vincerlo prima, ma è stato bravo nelle fasi decisive -racconta Iron Mauri, come lo chiamavamo nei suoi giorni a Maranello- Però io sottolineo i meriti del team”.
In che senso?
“McLaren è stata tanti anni senza toccare palla, ventisei anni senza mondiale costruttori, diciassette senza titolo piloti. Come si dice banalmente, hanno attraversato il deserto, ricreando una mentalità competitiva. Per questo ho citato Stella, all’inizio. Anzi, ho un rimpianto”.
Che rimpianto?
“Andrea lascio’ la Ferrari poco prima del mio arrivo. Mi sarebbe piaciuto lavorare con lui, in azienda ne parlavano tutti bene”.
E così ci siamo arrivati.
“A cosa?”
Alla tua Ferrari.
“Seguo sempre con il cuore. E’ una passione irrinunciabile”.
E da tifoso accumuli. Sconfitte, intendo.
“Beh, sono dispiaciuto come tutti. So bene quanto sia difficile vincere in F1. Quindi mi astengo dal formulare giudizi su chi c’è adesso”.
Okay, ma non puoi sfuggire alla domanda: tu Hamilton l’avresti preso?
“Qui bisogna sviluppare un ragionamento complesso. Mi spiego: per me Lewis non e’ finito. E’ ancora competitivo. Però…”
Però?
“Uno come Hamilton te lo metti in casa solo se sei in grado di dargli una monoposto competitiva. Lui ha bisogno del mezzo giusto per rendere al meglio. Se non ce l’hai, non assumerlo”.
Direi che fila, come ragionamento.
“Non è una critica, è buon senso”.
Quanto a Leclerc…
“Beh, lo adoro. L’ho lanciato io in Ferrari, nel 2019. E’ un grandissimo pilota e lo dimostra sempre. Personalmente non ho dubbi: un giorno diventerà campione del mondo”.
Con la Ferrari?
“Glielo auguro ma questo non lo so. Di sicuro il campionato lo vince, non ho dubbi”.
L’era Verstappen e’ finita o solo interrotta?
“Non scherzare! Max è un fenomeno. Vedi, in una monoposto ci sono cinquantamila componenti. Ebbene, l’olandese riesce a spremere il meglio da ogni dettaglio”.
A chi lo paragoneresti, tra i big del passato?
“Verstappen e’ l’erede di Michael Schumacher. Ha la stessa forza, lo stesso senso della leadership. Sa trascinare chi lavora con lui”.
Ultima cosa: sei ancora juventino?
“Certo, juventino e ferrarista. Ci sono amori che non finiscono mai. Che si perda o si vinca…”

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