23 gennaio 2026, che Ferrari sarà?
“Ricordati che devi morire”, diceva il frate ad uno sbigottito Massimo Troisi nel film “Non ci resta che piangere”. L’attore napoletano meravigliosamente rispondeva: “Mo’ me lo segno”.
E allora segnatevi la data: 23 gennaio a Fiorano, presentazione della nuova Ferrari di Leclerc e Hamilton. Subito in pista per 100 km.
Speriamo questa Rossa appunto non ci faccia piangere. Già che ci siamo, magari cambiamole la sigla, il codice, il nome: quelle due lettere, SF, nel malinconico 2025 stavano per Sta Ferma…
ASSENTE.E’ tradizione, dai tempi del Drake, che sotto Natale i vertici della azienda di Maranello incontrino i media. Il Grande Vecchio, Montezemolo e Marchionne ci tenevano, era un modo di ribadire l’importanza del Reparto Corse.
Invece John Elkann ha un altro stile, non si è mai fatto vedere. Idem stavolta. Meno male che il saggio Piero Ferrari si è materializzato: al cuor non si comanda.
FRED. Dopo di che, Vasseur non è Massimo Troisi. Anzi, sembra l’Al Pacino di “Ogni maledetta domenica” per la tenacia con la quale insiste a spiegare che nella F1 post moderna sono i dettagli a fare la differenza.
Il team principal francese sa perfettamente cosa c’è in ballo nel 2026. Ha le sue idee, vanno rispettate. In tre anni al timone della Scuderia, ha vinto 6 Gran Premi. Pochi. La rivoluzione regolamentare gli offre una grande occasione. Forse l’ultima.
Qui di seguito tento di riassumere le sue esternazioni in occasione dell’incontro con i media.
LA SFIDA. “La stagione in arrivo è una grande sfida per tutti noi, partendo da me passando per ingegneri e piloti. Con le nuove norme tecniche il contributo che potranno dare i drivers sarà ancora più importante”.
LEZIONI. “Dal 2025 abbiamo imparato tanto. Ci sono state anche cose positive, penso ai pit stop, alle strategie, alla affidabilità. E c’è stato il negativo, ovviamente. Dopo poche gare avevamo più di 100 punti di distacco da McLaren e questo ci ha indotto a rinunciare agli sviluppi per concentrarci sul 2026. Non è stata una scelta facile, e’ stato pesante per la squadra e anche per me, c’erano ancora tanti Gp da disputare. Ma resto convinto di avere preso la decisione giusta”.
HAMILTON. “Per lui è stato difficile dopo quasi 20 anni cambiare. Dico quasi 20 anni perché anche quando stava in McLaren aveva il motore Mercedes. Io lo ammetto: ho sottovalutato l’impatto del mutamento per lui. Ha incontrato una cultura nuova, metodi di lavoro diversi ed è stata dura. E’ normale si dica deluso quando viene eliminato in Q1, ma a me interessa quello che racconta agli ingegneri, e’ sempre stato positivo nella relazione con il team”.
DETTAGLI. “Bisogna anche tener presente che nella F1 di oggi in un paio di decimi o anche meno c’è la differenza tra essere quinto o quindicesimo in griglia. Si parla sempre di dettagli. Per vincere occorre saper mettere tutto insieme”.
APPROCCIO. “Con la nuova monoposto non saremo né conservativi né aggressivi, all’inizio. Non so come si comporteranno gli altri. Noi a fine gennaio a Barcellona, nei test a porte chiuse, cercheremo di accumulare chilometri, quella che vedrete lì’ non sarà certo la macchina che porteremo al debutto nel mondiale”.
PROGRESSI. “In generale mi aspetto una stagione nella quale le cose potranno cambiare gara dopo gara, proprio perché partiamo tutti da zero e non ci sarà un unico fattore tecnico dominante, le modifiche riguardano ogni settore delle monoposto. Mi auguro che la federazione internazionale sappia ovviamente garantire il rispetto delle regole”.
LECLERC. “Non ho dubbi su di lui, ci conosciamo bene. Quando dice che siamo al now or never esprime il desiderio di tutti, suo, mio, di Lewis, della squadra. Dobbiamo migliorare insieme. In tutto. Non c’è the magic bullett, il proiettile magico che sistema ogni cosa. La cosa che conta è collaborare tra noi, fare squadra”.
SERRA. “La nuova vettura sarà la prima firmata da Loic Serra. Lui è arrivato in Ferrari a ottobre 2924, quando la SF25 era già stata varata e quindi considerarlo responsabile dei risultati dell’ultima stagione non è stato corretto”.
Vabbè, buon Natale. Non ci resta che piangere? Anche no, dai.
