Hamilton, il compleanno più difficile
Il 7 gennaio Lewis Hamilton taglia il traguardo dei 41 anni.
In termini squisitamente agonistici, è il compleanno più difficile della sua leggendaria carriera.
Non ci girerò attorno.
Il 2025 e’ stato l’annus horribilis del Baronetto.
Lui stesso ha ripetutamente esplicitato il senso di una frustrazione che ha stravolto in peggio ogni aspettativa.
Il passaggio dalla eccitazione alla depressione è stato brusco, brutale, desolante.
In breve.
La SF25 era una schifezza conclamata.
Ma non c’è dubbio che il sette volte iridato quasi mai sia stato all’altezza di Leclerc.
C’e’ di più, in peggio.
Così i mugugni (reciproci) si sono dilatati all’interno della Scuderia. Le perplessità si sono moltiplicate. I dubbi sono esplosi.
Mica per niente ci sono in giro tutte quelle chiacchiere sul l’Orsetto Bearman!
Domanda delle cento pistole.
Al netto di qualunque previsione sulle qualità della nuova Ferrari, insomma, si’, Hamilton ne ha ancora voglia?
Non ne faccio una questione di età, tra l’altro apparteniamo ad un’era che celebra i fenomeni longevi (Lindsey Vonn, CR7, Djoko, ect).
Mi capita spesso di asserire che la risposta la conosce soltanto il diretto interessato. La risposta sta dentro Lewis Hamilton: e parafrasando Corrado Guzzanti, il timore è che sia sbagliata.
Ad ogni modo, io faccio il tifo per il neo quarantunenne. Anzi tutto perché sono ferrarista. Poi perché rispetto sempre e comunque chi ha offerto testimonianze di grandezza. E infine perché sparare sulla (Croce) Rossa è un esercizio da lasciare ai codardi.
Ps. Ennesima raccomandazione per chi frequenta questo luogo. Il web offre infinite, appropriate occasioni di commentare le tragedie del mondo. Non qui, perché è come parlare di pornografia tra le pagine di un libro di favole per bambini.
Spero di non dovermi ripetere più.
