Venerdì mattina sul ponte sognando con la SF26
Detto tra noi.
La domanda non è: che cosa ti aspetti dalla SF26?
Per la semplice ragione che un tifoso Ferrari ovviamente sogna sempre il meglio e il massimo, ci mancherebbe. E dunque venerdì mattina, quando Leclerc e Hamilton la porteranno in pista, ingenuamente ripenseremo a Lauda, a Scheckter, a Schumi, a KR7.
Quindi il quesito giusto è un altro.
Cosa deve fare la SF26 per accontentare (verbo adatto) chi è innamorato della Rossa?
Tradotto meglio ancora: come definiamo il…minimo sindacale?
Darò la mia lista delle spese, sempre rigorosamente ignorando il micidiale gossip sul presunto trucco motore di Mercedes e Red Bull (che poi vuol dire sei team su undici con identico magheggio tecnologico, ehm ehm…).
Vado con ordine.
Prima cosa, che non riguarda la prestazione: mi aspetto una squadra ineccepibile nella gestione delle strategie, efficienza pit stop, eccetera. Quando eravamo giovani, una volta il feroce Pinguino, alias Jean Todt, mi disse: Turrini lei non è Batman semmai è il Joker ma noi qui dobbiamo essere i più bravi fuori pista perché poi quando avremo la macchina top non ce ne sarà più per nessuno. Andò così e Gotham City diventò Maranello.
Seconda cosa, anche questa extra asfalto: divieto assoluto di diffondere proclami, basta con le puttanate sugli sviluppi che stanno arrivando e se possibile evitare nel paddock versioni A, B, C della stessa cosa.
Terzo punto e così arriviamo al cuore del problema. Da tifoso non pretendo una monoposto immediatamente vincente, so quanto sia difficile, a maggior ragione in una realtà segnata da quasi vent’anni di sconfitte.
Ma il minimo sindacale è una Ferrari competitiva, che lotta sempre per qualcosa di importante, che ricominci ad aggiudicarsi qualche Gran Premio.
Non c’è nulla di peggio dell’anonimato per un Mito, ecco.
S’intende che venerdì mattina scivolerò in bicicletta nel traffico bloccato e transiterò sul ponte dei sospiri e un fiume di ricordi si riverserà sulle speranze mie e di chi mi starà intorno.
Mi verrà in mente Gilles e persino Piedone Andretti e addirittura mio cugino Ivan Capelli e mi domanderò cosa direbbe e cosa penserebbe Enzo Ferrari dei suoi successori.
Perché mica l’ho scritto io, quel banale concetto che fa, appunto, molto Ferrari.
“La storia siamo noi
Nessuno si senta offeso
Siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo
La storia siamo noi attenzione
Nessuno si senta escluso
La storia siamo noi siamo noi queste onde nel mare
Questo rumore che rompe il silenzio
Questo silenzio così duro da masticare”.
(Francesco De Gregori)
