Profondo Rosso

Le (pen)ultime verità del Bahrain

Sarò schietto.
Mentre ormai tra Cortina e Anterselva ho capito tutto persino di curling e biathlon (di sci alpino, avendo avuto la fortuna di narrare l’intera epopea di Alberto Tomba, ne so invece come pochi!), beh, quasi nulla fin qui sono riuscito a decifrare della nuova F1.
Nei rari istanti liberi alla Olimpiade, mi sono imbattuto in narrazioni dei test in Bahrain non di rado incomprensibili.
Esempio.
Le nuove monoposto saranno o no più spettacolari? Cioè: il regolamento tecnico renderà più vivaci i Gran Premi? O accadrà il contrario?
Ha ragione Verstappen o ha ragione Norris?
Il ruolo del pilota conterà di più o di meno?
E cos’è questa storia delle partenze a rischio, minacciate da misteriose dinamiche che, a dispetto dei miei sforzi, sembrano saggi esoterici?
Per tacere della arcinota questione della power unit Mercedes. Ho raccontato in questa sede come la Ferrari si stia dando da fare, sia a livello politico che pratico, per evitare una soluzione ingiusta.
Sapete, recentemente ho avuto una bella conversazione con Piero Ferrari. Lui mi ha detto una cosa in apparenza banale, in realtà intrigante. Questa: “A me piacerebbero regolamenti tecnici più semplici. Meno complessi, meno complicati. Bisogna essere autentici scienziati per comprendere le cose. Invece sarebbe bello se la gente comune fosse messa in condizione di capire perché una monoposto è più veloce o più lenta della concorrenza. Inoltre ci sono esagerazioni che mi lasciano perplesso. Ad esempio, dubito che miglioreremo la salute ambientale del pianeta facendo correre la F1 con sofisticatissimi nonché costosissimi carburanti speciali!”.
Immagino non ci arriveremo mai.
Grazie a quanti qua sotto mi racconteranno i test del Bahrain.

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