Profondo Rosso

Addio a Sandro Munari, il Drago

  1. Ci sono eroi che non dovrebbero mai morire.
    Tale per me è stato Sandro Munari.
    Il Drago!
    Sì è spento a Bologna, dopo una estenuante malattia.
    Io sognavo potesse scappar via dalla morte, accelerando in uscita da una curva.
    Chi non c’era probabilmente non capirà.
    Chi c’era, spero di sì.
    Munari sul finire dei Fab Sixties, i favolosi Anni Sessanta, venne ad incarnare il sogno di chi era bambino, quando le auto da corsa erano “naturalmente “ potenti, ruggenti, tremendamente aggressive.
    Sandro era il driver da rally, era l’italiano che sfidava i maestri del nord e i francesi e i tedeschi…
    E lo faceva a bordo di una macchina italiana.
    La Lancia!
    Quando Sandro finalmente conquistò Montecarlo, ero in prima media. Ricordo l’entusiasmo dei monelli. Ci precipitammo tutti a comprare Autosprint.
    Munari! Mannucci il navigatore! La Lancia HF!
    Ci brillavano gli occhi.
    Poi in quello stesso 1972 a Ferrari venne in mente di far correre a Sandro la Targa Florio, giù in Sicilia. Affidò la macchina a Cesarino Fiorio, mise Munari in coppia con Merzario e vinsero.
    Invece il mio amico Sandro non si è tolto lo sfizio di trionfare nel Safari , il rally africano: era la sua Balena Bianca, Moby Dick impossibile da arpionare.
    Diventammo amici quando, in un’altra vita, Munari si occupava della Lamborghini. Gli chiesi di scrivere tutti i lunedì post Gran Premio sul Resto del Carlino: la sua rubrica non era mai banale, non aveva guidato monoposto ma c’è’ poco da fare, un asso del volante certe cose le capisce.
    Rammento anche una mattina divertentissima. Credo fosse il 1991, in Lamborghini era in visita quel matto di Tyson, il pugile, accompagnato da Don King, il manager ex galeotto.
    Sandro mi telefonò e ci trovammo lì, a Sant’Agata Bolognese: il Drago, Iron Mike, Don e io. A parlar di pugni, Lancia Stratos, Mille Laghi…
    Che fantastica storia e’ la vita.
    Ciao, Sandro.
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