Le tristi nozze d’argento di Alonso con la F1
Frenando Alonso celebra le nozze d’argento con la F1.
C’ero, nel 2001 a Melbourne. E tenevo d’occhio quel ragazzo perché Giancarlo Minardi mi aveva annunciato di aver finalmente scoperto l’erede di Ayrton Senna.
Lascio ad altri il giudizio su quella profezia.
Scelgo però volentieri Frenando come simbolo del mondiale che sta per iniziare.
Un quarto di secolo e’ un periodo lunghissimo. Infinito, in generale. E figuriamoci per chi pratica una attività che continua a comportare un margine di rischio.
A suo modo, con tutti i ben noti aspetti caratteriali, Alonso appartiene alla nostra cultura, alla nostra passione, in breve alla nostra storia.
E’ mia discutibilissima opinione che come driver avrebbe meritato più di due titoli mondiali.
Avesse avuto la mentalità di Schumi (che infatti in Ferrari gli preferì KR7 come erede) ne avrebbe collezionati altri, di titoli.
Ma non ce l’aveva, la mentalità. Se tutti ti stimano al volante ma sei sempre o quasi dalla parte sbagliata, beh, magari è colpa tua.
Fa niente (tra parentesi: almeno un mondiale in Rosso gli spettava, penso al 2010 dei due incidenti in partenza in Belgio e Giappone, più che al Petrov di Abu Dhabi).
Però, dicevo, scelgo Alonso come testimonial 2026 perché mi incute rispetto e tenerezza saperlo ancora lì.
A maggior ragione con una Aston Martin da tutti proclamata un disastro, nonostante i dobloni di Stroll padre, il genio di Newey e la Honda, che con Verstappen i campionati li ha vinti, altro che Gp2 engine.
A scanso di equivoci: comunque vada (o non vada, eh) la Verdona, io non cambierò parere.
Newey lo avrei preso in Ferrari e se poi vinciamo senza di lui tanto meglio, ci mancherebbe.
Tutto ciò premesso, Alonso in griglia di partenza è durato più di Mussolini al governo.
Tanto di cappello.
Spazio sotto per commentare la lunga attesa della domenica mattina.
