Profondo Rosso

Cosa non chiedere a Kimi Antonelli

  1. Aspettando una vittoria Ferrari, torno ad occuparmi del mio figlioccio bolognese.
    Sentite.
    Non chiediamoci che cosa Kimi Antonelli può ancora fare per noi. Chiediamoci invece cosa noi possiamo fare per l’Harry Potter italiano della Formula Uno, adesso che rompendo un patriottico digiuno durato addirittura vent’anni ha conquistato la prima storica vittoria in Cina.
    Ne parlavo con Marco Antonelli, il padre del campione che sogna e che piange, perché solo chi dona sogni sa anche abbandonarsi alle lacrime. E assieme abbiamo condiviso una consapevolezza: il difficile, per Kimi, comincia ora.
    Mi spiego. Quando finalmente raggiungi la cima, poi tutti pretendono che in vetta tu ci rimanga. La chiamano la condanna dei fuoriclasse, sissignore.
    Saccheggerò il repertorio del cronista guardone. Sapete, una volta il mio amico Alberto Tomba, altro grande idolo emiliano dello sport italiano, conquistò l’Oscar della sincerità con una frase che decifrava un mondo. Le sue parole le ho scolpite nella memoria. Mi disse una sera in una stamberga a Lech: “Siccome ho dimostrato di essere un vincente, se solo arrivo secondo mi danno del fallito”.
    Grande, profetico AT!
    Era così, e’ ancora così. Kimi è esposto allo stesso pericolo! Corre (verbo giusto al posto giusto) Il rischio di chi ha talmente alzato l’asticella da esporsi alla mediocrità del qualunquismo: ma come ti permetti di arrivare “appena” secondo?!?
    Dí più. L’era dell’AT sciatore non conosceva il web, non esistevano i social. Nel presente, ogni cosa viene freneticamente esasperata, la comunicazione immediata è gonfiata dagli steroidi della comunicazione. Inutile domandare se sia giusto o sbagliato: io poi sono un Boomer e la mia opinione vale zero.
    In breve: tocca a Kimi gestire lo Tsunami mediatico. Nemmeno ha vent’anni (manco era nato quando Fisichella, il predecessore, trionfò in Malesia nel 2006) e tutti parlano di lui, Sinner gli ha dedicato il successo di Indian Wells e siamo solo all’inizio. Proprio Iannik sa quanto sia complesso specchiarsi in una dimensione che trascende il mestiere che fai, sia pure benissimo.
    Per fortuna la famiglia di Harry Potter è un punto di riferimento. Ho sempre ammirato la compostezza del padre di Kimi. Il signor Marco Antonelli sa, come sappiamo noi emiliani, che nessun pasto è gratis. Ha detto le cose che andavano dette anche dopo il capolavoro di Shanghai. Perché e’ vero, al netto di una euforia comprensibilissima: per parlare di Mondiale occorre vedere come Kimi reggerà la sfida ruota a ruota contro il più navigato Russell, che in Mercedes ha notoriamente le chiavi di casa. E magari, auspicabilmente, anche contro il redivivo Hamilton e Charles Leclerc, se la Ferrari riesce a migliorare la macchina.
    Un’altra cosa da non dimenticare. La vittoria numero uno di Ayrton Senna arrivò nel 1985 ma per il titolo il brasiliano dovette aspettare il 1988. E la vittoria numero uno di Michael Schumacher e’ datata 1992 ma al titolo il tedesco arrivò a fine 1994. E la vittoria numero uno di Max Verstappen risale al 2016, ma la consacrazione iridata l’olandese la ottenne a fine 2021.
    Badate, sto citando la Santa Trinità del volante! I tre Fenomeni che hanno fatto la Storia dell’automobilismo. Ma nemmeno loro hanno avuto tutto subito: pur essendo Eroi della velocità, hanno saputo attendere e soffrire prima di ottenere la sublimazione definitiva.
    Poi, certo, lo so. La Lotus85 di Ayrton non era da mondiale. La Benetton91 di Schumi men che meno. La Red Bull di Max nel 2016 figuriamoci.
    Invece Mercedes 2026, salvo miracolo Rosso, e’ dominante.
    Ma con il mio figlioccio di Bologna, ripeto, servirà pazienza.
    Tanta.
    Ps. Grazie a tutti per gli auguri. 66 anni sono tanti! Spero di essere con voi a raccontare un Mondiale Ferrari, prima di chiudere bottega. Sapete com’è, il rischio di diventare patetici…
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