Miami, l’eterno ritorno del sempre uguale?
L’eterno ritorno del sempre uguale?
Era un classico della filosofia, quando studiavo al liceo classico.
Era la seconda metà degli Anni Settanta. Avevo conosciuto Forghieri, Gozzi, persino il Vecchio.
Qualche decennio dopo, tornando vagamente ubriachi da una serata che ci aveva visto protagonisti assieme, fu Forghieri a dirmelo.
“Leo, ha ragione il tuo amico Velasco, il mago del volley: nessuno ci toglierà quello che abbiamo ballato”.
Dalla pelle al cuore.
Come faccio a spiegarvi che esistono sentimenti che non possono essere ricondotti alla chiacchiera da Bar Sport?
Non ci riesco.
E dunque l’eterno ritorno del sempre uguale ci minaccia pure a Miami.
La Ferrari ha molte novità. Posso garantire che la gente che lavora a Maranello ci crede sul serio. Crede che gli interventi su turbo, ala posteriore, Macarena eccetera possano evitare che il mondiale sia un derby Mercedes.
VASSEUR, il curato di campagna, ha addirittura dichiarato che il 2026 comincia in Florida.
Va mo la’.
Aggiungo che dal fronte McLaren giurano di avere una configurazione nuova di pacca e attenzione, perché dubito che Wolff possa continuare a fare il furbetto del quartierino con la power unit, già in Suzuka non è che Piastri fosse poi così lontano dal mio figlioccio Kimi Antonelli.
Ancora.
Se c’è un team che ribalta non di rado le cose in fretta, nella F1 recente, beh, è la Red Bull.
Magari mi sbaglio, ma io un Verstappen che scappa dai Gran Premi non mi rassegno a vederlo. Perché Max di questa generazione di drivers è il più grande di tutti.
Poi va a finire che a Miami assistiamo al ritorno del sempre uguale (argentato Mercedes) e buona lì.
