Profondo Rosso

Quattro chiacchiere con Stefano Domenicali

“Agli amici che seguono i tuoi racconti vorrei sommessamente dire che io sono uno di loro, anche generazionalmente sono un Boomer e figuriamoci se non comprendo istanze e rimostranze di quanti amano giustamente definirsi puristi! Dopo di che, il mondo cambia, le cose evolvono. Non automaticamente in modo migliore, talvolta sono necessarie correzioni. Ma dire che la moderna F1 è tutta una schifezza, insomma, anche no. Per inciso, visto che appunto c’ero già anche io, già negli anni Ottanta ci fu un periodo in cui i piloti dovevano fare lift and cost per via dei consumi…”
Ah, fermi tutti!
Come sanno i miei sodali di Clog, mai ho nascosto l’amicizia che mi lega, da oltre trent’anni, a Stefano Domenicali. So anche che il personaggio in questa sede è vagamente (eufemismo) impopolare, perché è molto italiano (scusate, ma è così) individuare un “colpevole” unico per responsabilità che invece sono, quando ci sono, collettive. In questo Bel Paese, funziona sistematicamente così.
Ciò premesso, e senza pretendere di convincere nessuno, ci mancherebbe, ecco una sintesi delle cose che il Dom mi ha detto pro Clog.
“Qui non è in discussione il fatto che con il nuovo regolamento sia cambiato il modo di guidare le monoposto. E’ vero, è accaduto anche in passato, capiterà di nuovo. In epoca anche recente ci sono stati anche top driver che con le macchine ad effetto suolo si sono persi, per fare un esempio. Mentre altri hanno dominato. I nomi falli tu…”
“Ovviamente questo regolamento non l’ho scritto io, non l’ha imposto Liberty Media. E’ stato concordato tra federazione internazionale e costruttori, ormai qualche anno fa. E’ puerile fare passare il tutto come frutto di un gigantesco complotto. Ma di chi? Per che cosa?…”
“Ho detto che le cose cambiano. Nel presente la Formula Uno non è mai stata così popolare. Non ha mai avuto un seguito così importante tra i giovani e tra le donne. Certamente non dipende dal nuovo regolamento tecnico, perché questo trend si era già consolidato con le vecchie norme, quando dominava la Red Bull di Verstappen. Penso servirebbe un equilibrio nei giudizi: a Miami abbiamo visto un week end spettacolare, la Sprint l’ha vinta la McLaren, il Gp l’ha vinto Antonelli…”
“Kimi non deve essere paragonato a nessuno dei grandi del passato. Non è giusto per lui e non è rispettoso nei confronti delle leggende dell’automobilismo. Io li ho conosciuti tutti, da Senna a Schumi, da Raikkonen ad Alonso, fino ad Hamilton e Verstappen. Ognuno ha lasciato una impronta indelebile sulla F1…”
“Di Antonelli, a parte l’istinto naturale per la velocità, a me colpisce la rapidità con la quale impara dagli errori. Ed è giusto che tanti italiani lo accostino a Sinner, riconoscendosi nelle emozioni che genera. Io per il ruolo che ho non potrei dirlo, però lo dico: se vincesse il mondiale sarei felicissimo, parliamo lo stesso dialetto, potrebbe essere mio figlio…”
“La Ferrari? Eh, la Ferrari…Quando ero team principal a Maranello abbiamo perso tre titoli piloti, nel 2008-2010-2012, per una manciata di punti. Una volta tu hai scritto che se li avessimo vinti sarebbe cambiata la storia mia e del Cavallino e forse è vero, ma non importa. Nel presente, a me pare che alla Rossa serva continuità per arrivare all’obiettivo. Tra l’altro personalmente sono convinto che questo campionato sia ancora aperto, la McLaren è tornata, Verstappen anche. Se la Ferrari vincesse una gara da qui a fine giugno, le prospettive cambierebbero, l’entusiasmo aiuta…”

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