Verstappen, dieci anni dopo
Dieci anni dopo.
Era il 15 maggio 2016.
Barcellona.
Max Verstappen debutta nell’abitacolo della Red Bull. Ha qualche Gp alle spalle, disputato con la Toro Rosso.
Ero tra i tanti incuriositi da quel ragazzo. Mi sembrava di poter escludere meriti da Dna: avevo visto correre suo padre, Jos, e con tutto il cuore auguravo al giovanissimo olandese di aver preso semmai dalla mamma (a distanza di tempo, ne sono ancora più convinto, eh).
Oggi, una vita dopo, rendo pubblica testimonianza di una mia certezza interiore.
Max è uno dei più grandi drivers di tutti i tempi.
Punto.
Da Lauda in poi, li ho visti tutti. E al netto degli albi d’oro, Verstappen sta la’. Nella cerchia ristretta dei fuoriclasse assoluti. Lo accosto a figure mitiche e mistiche come Senna e Schumi. A prescindere da quello che sarà il futuro agonistico.
Quel 15 maggio di dieci anni fa, dopo che Hamilton e Rosberg si erano eliminati in partenza, Max si tenne dietro la Ferrari di Raikkonen per tutto il Gran Premio. Che vinse con un margine di mezzo secondo.
Era una Epifania, anche se non potevamo immaginare il seguito.
Rammento la scena in parco chiuso. Kimi che esce dalla Rossa e va subito a complimentarsi con il moccioso olandese.
Lui aveva capito, perché KR7 è stato uno dei piloti più lucidi in cui mi sia imbattuto, al netto della vodka.
La grandezza di Verstappen non è attenuata dalle ruvidezze caratteriali, dalle asprezze verbali, dalla incontinenza che talvolta lo ha portato, in pista e fuori, oltre i limiti del politicamente corretto.
Anzi.
Persino nelle esagerazioni, non di rado irritanti!, io colgo i sintomi di una autenticità. Verstappen dice cose scomode, magari non sempre pensa a quello che dice!, ma, santo cielo, è un antidoto contro la noia delle finte convenzioni. Poi, la cattiva educazione è un limite a prescindere, come diceva Totò. Ma insomma.
Credo si sia capito che a me piace molto.
E mi intriga pure la sua passione per la competizione nuda e cruda: adesso va a disputare la 24 Ore del Nurburgring, perché evidentemente ha bisogno di quella adrenalina che nei Gran Premi contemporanei sostiene di non trovare più.
Sono passati dieci anni, da quella prima vittoria.
Onestamente, senza Super Max la F1 che racconto con ostinazione da vecchio bacucco sarebbe stata più povera.
E decisamente meno divertente.
