Con Leclerc, ancora e sempre?
Per introdurre il week end canadese, ho immaginato la suggestione di un accostamento magari improbabile.
Si va a casa di Gilles.
Che fu perfetto nella sua imperfezione. Dimostrando, a chi c’era, che si può essere amati dai ferraristi anche vincendo poco o niente.
Vi ricorda qualcuno, al netto della prevedibile irritazione del bastone della mia vecchiaia noto come Orco?
Ecco, allora, in direzione ostinata e contraria, l’opinione del cloggaro Nigel73, pure lui più che un mito un mitomane.
Buona lettura.
NIGEL73 SCRIPSIT
Montreal, dopo secoli di pausa con l’intermezzo americano.
Pensi a chi schierare al Quizzone, poi il Nume ti chiede di scrivere sul Clog. A te, proprio a te. Privilegio totalmente immeritato, del quale non credi di essere all’altezza. Ma si può dire di no al Nume?
Dovrete accontentarvi, cari Cloggari.
Montreal. Gilles Villeneuve, chi altri?
Parliamo di emozioni, di sentimento, di chi non può essere giudicato dai trofei, dalle statistiche, dai numeri, ma dall’amore delle folle. Ero piccolo, ma ricordo l’atmosfera i giorni dopo Zolder.
Sembrava ti fosse morto un parente, un amico. Ne parlavano tutti, ovunque, col tono con cui si parla di una disgrazia capitata a chi ti è caro.
Lo avrei capito anni dopo, il perché.
Era febbre, passione, era l’amore per chi tutto quello che aveva ce lo metteva, ogni volta.
Poi ne usciva quel che ne usciva. Non importava.
E ti viene un parallelo, anche se blasfemo.
No, non Verstappen. Lui no. Stima e passione incondizionate, oggi, da parte mia, perché un ‘animale da gara’ così forse non lo avevo mai visto. Tipo Nurburgring per il gusto di correre là, dove devi osare.
Ma quello, trofei, statistiche, numeri li ha, e da primato.
No, il parallelo blasfemo è con Leclerc, con Carletto.
Perché a me questo ragazzo ha sempre entusiasmato. Dal giorno che in Sauber decise di rimanere fuori un giro in più in qualifica sull’umido, contro gli ordini del box. E aveva ragione lui. Magari lo avesse rifatto in seguito, e ben più spesso…
Poi una serie di lampi, di emozioni pure. Spa e Monza 2019. Erano anni che non provavo un’emozione così in F1 (tolto Austin con Raikon, come lo chiamava mio figlio, ma quello era amore). 53 giri a rischio infarto, e questo ragazzo che pur di stare davanti ci ha messo anima, coraggio, rischio e follia.
Le pole a Spa, Singapore, Monaco… quelle cose che puoi dire ‘io c’ero, ho visto’ perché era dai tempi di Senna che non vedevi uno così in qualifica.
Poi il buio, le rotture anche più stupide, le sfortune, le gestioni ai box… i dolori e finalmente le gioie nella sua Monaco, dove guida come oggi solo lui. E mentre lo vedevi crescere, vedevi anche passare gli anni senza mai una macchina al suo livello, che potesse permettere a lui di lottare per ciò che merita, e a noi di godere qualche duello in più con Verstappen, che quelle poche volte sono rimaste tutte indimenticabili.
Velocissimo e così talentuoso in pista. Sempre sincero, autocritico anche all’eccesso, incapace di nascondere le emozioni. Ferrarista dentro, ferrarista anche più di me. E mai una volta che non abbia dato tutto. A volte anche troppo, è vero, ma è così che poi la gente ti ama.
Sono di parte, adoravo Mansell nonostante ci fosse Senna, non ho nessuna pretesa ne di aver ragione ne di essere obiettivo. Si prendono il cuore, tanto mi basta. Leclerc se lo è preso.
2026. Ottavo anno in Ferrari, va per i 29. La rivoluzione regolamentare.
Dal foglio bianco non è uscito il Jolly. Va bene, si sapeva che la Mercedes sarebbe partita uno.
Ma dopo di loro, ci siamo noi. Turbina piccola, partiamo veloci, se la facciamo crescere…
Bene, iniziamo con gli sviluppi (sviluppi e Ferrari già viene un brivido freddo, ormai storicamente). Miami.
Andiamo meglio, più vicini a Mercedes. Peccato però che i papaya si siano messi in mezzo, non siamo più due ma siamo tre. E la macarena, ottima idea originale, quando finalmente la portiamo in pista la balla pure Red Bull, tanto perché negli sviluppi c’è chi corre più veloce.
E siamo al Canada. Con Mercedes che rilancerà, e magari si rimette là da sola, e Ferrari in attesa dell’ADUO come se il fatto di poterlo fare significhi riuscire a farlo.
Carletto, ho paura che siamo sempre lì. Che anche quest’anno vinceremo il prossimo, perché questo e perché quello, ma mi spiace io fiducia che durante l’anno la sviluppiamo meglio degli altri non ne ho più da un bel po’. E con queste benedette regole, non ci sta più nemmeno il guizzo della pole.
E che si fa? Si fa che anche un cuore nato e cresciuto ferrarista arrivi ad augurarti di trovare altrove quello che ti spetta. Me lo auguravo già nel disgraziato 2025, si sperava disillusi nel 2026 ma c’è chi è già corso avanti e c’è pure chi ha iniziato la rincorsa senza di noi.
Te lo meriti, te lo auguro Carletto, che tu riesca a trovare una macchina vincente.
Vincerai anche per noi.
Dove? Bella domanda.
Ma un’opera come la tua, non può rimanere incompiuta.
Nigel73.
