Profondo Rosso

A Montecarlo tra Gilles, Ayrton e Schumi

  • Anche io sono idealmente iscritto, praticamente da sempre!, al partito di quanti considerano un anacronismo il Gp di Montecarlo. Mi dicevo, sin da ragazzo: ma che senso ha far correre auto velocissime tra marciapiedi, strettoie, guardrail e tunnel?!?
    Dopo di che.
    Dopo di che, guardo l’albo d’oro del Principato e vedo che il recordman di vittorie si chiama Senna.
    Ayrton, cioè l’essenza stessa dell’automobilismo.
    E subito sotto, in termini di successi monegaschi, ci sta Schumi. L’altro riferimento assoluto nella mia vita randagia di cronista.
    Qualcosa vorrà pure dire, no?
    E ancora.
    Se è stata solo una coincidenza, beh, complimenti al destino: il primo driver a trionfare con il turbo a Monaco e’ stato Gilles Villeneuve.
    Nel 1981.
    Potrei continuare, citando ulteriori argomenti buoni per demolire il mio assunto “negazionista” di partenza. Del resto, contro me stesso potrei scomodare persino la Settimana Enigmistica.
    Mi spiego.
    Quante altre soluzioni “cittadine” ha proposto e continua a proporre la Formula Uno?
    Tante. Come per la citata Settimana Enigmistica, innumerevoli sono i tentativi di imitazione.
    Ce ne sta uno che si sia avvicinato al fascino (perverso) dell’originale?
    No, evidentemente no.
    Forse al cuore di tutto ci sta quel frenetico battito d’amore di un sabato dí trent’anni fa.
    Era il 1996.
    Stavo in sala stampa incollato ai monitor. Michael Schumacher si era vestito di Rosso da pochi mesi.
    Era chiaro che in quella stagione non sarebbe stato in grado di lottare per il titolo. Non aveva la macchina.
    Ma chi come me respirava Ferrari sin da bambino aveva la sensazione che la Storia fosse sul punto di essere stavolta.
    Così, feci una insana promessa a me stesso.
    Al sabato, durante l’ultimo tentativo di Michael, avrei trattenuto il fiato. Sarei rimasto in apnea fin quando non avesse tagliato il traguardo e non fosse apparso in sovrapposizione sul video il tempo del tedesco.
    Debbo ammettere che ero un discreto imbecille.
    Aveva accanto un collega giapponese, mai visto prima e per sua fortuna mai visto dopo.
    Credo abbia pensato che ero matto, perché ad ogni curva da brivido il mio viso si contraeva in spasmi da mancanza di ossigeno.
    Eppure, funzionò. 1’20”356. Pole position Ferrari dopo non so più quanti anni.
    Un miracolo vissuto in apnea.
    La domenica le cose non andarono bene, eppure ne era valsa la pena.
    Ps. Ho rifatto lo stesso esercizio da pazzoide per il giro record di Kimi a Monza nel 2018. Ma questa è un’altra storia.
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