Trulli 22 anni dopo Patrese, Kimi 22 anni dopo Trulli?
Allora, ci siamo.
Monaco e le sue storie.
Montecarlo è il numero 22.
Buona lettura.
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22. Segnatevi questo numero. Nel 2004, erano appunto 22 anni che un pilota italiano non riusciva ad aggiudicarsi la mitica sfida di Montecarlo. Allora, a firmare l’impresa, fu Jarno Trulli, che imitò la prodezza di Riccardo Patrese datata 1982.
Adesso, ci risiamo. A 22 anni di distanza, Kimi Antonelli può salire sul gradino più alto del podio nel Principato. In una sorta di staffetta tricolore.
La suggestione è fortissima. Inevitabilmente, mi è venuta voglia di parlarne proprio con Trulli, che oggi è un imprenditore di successo nel mondo del vino mentre segue da vicino la carriera del figlio Enzo, prossimamente impegnato sulle strade della 24 ore di Le Mans.
“Accetto la sfida -mi dice subito Jarno- E rispondo immediatamente che per Antonelli potrebbe persino essere più semplice vincere a Monaco di quanto non lo sia stato per me e per Patrese”.
In che senso?
“Beh, io e Riccardo trionfammo lui con una Brabham e io con una Renault e certo per l’epoca non erano quelle le monoposto più competitive. Invece adesso la Mercedes è assolutamente dominante sul resto della concorrenza“.
Quindi per Antonelli sarà più facile?
“Io conosco Kimi da quando gareggiava con mio figlio nei kart. È sempre stato abituato a correre davanti. Possiede un istinto naturale per la velocità e le cose che sta ottenendo in Formula 1 non mi sorprendono. È bravo come pochi e sa sfruttare alla perfezione il mezzo straordinario che ha in mano”.
Monaco a parte, è lui il favorito per il titolo?
“Beh, assolutamente sì. Ha già fatto capire a Russell che non soffre il benché minimo complesso di inferiorità. Su questo terreno, la sfida di Montecarlo può assumere un significato determinante. Se l’italiano sta davanti un’altra volta, non vedo come il suo collega di lavoro possa immaginare di rovesciare la situazione, fermo restando che la stagione è davvero lunghissima“.
Tornando a Montecarlo, ha ancora senso un Gran Premio tra marciapiedi, guardrail, strettoie e tunnel?
“Si’, ha senso perché quando sfrecci per primo sotto la bandiera a scacchi, come è capitato a me nel 2004, provi un senso di liberazione, perché sei costretto ad affrontare una sfida che è più mentale che tecnica“.
Tradotto?
“Io paragone sempre Montecarlo a un esercizio di matematica a scuola. Devi fare bene tutti i calcoli, accettando il fatto che la tua creatività avrà un ruolo limitato. È fondamentale mettere assieme i tasselli del mosaico. Devi essere perfetto nel giro di qualifica al sabato, non puoi sbagliare alla partenza e poi è indispensabile una gestione esemplare della strategia di gara da parte del tuo muretto. Se e quando tutte queste cose vengono a coincidere, diventi il re di un evento che, parlando di automobilismo, non ha uguali per la sua folle unicità. A me, che ho amato la velocità in modo totale, fa ancora oggi effetto sapere che il mio nome figura nell’albo d’oro di una gara che una leggenda come Ayrton Senna ha conquistato addirittura per sei volte“.
Jarno, cambiamo discorso: ha fatto bene o ha fatto male Leclerc a prolungare il contratto con la Ferrari?
“Quanto tempo ho per rispondere?”
Non tantissimo ma proviamoci.
“ Allora, io al suo posto avrei fatto la stessa cosa di Carletto. Parliamoci chiaro. Nell’automobilismo, non da oggi, la carriera di un pilota viene segnata inesorabilmente dal mezzo meccanico che ha a disposizione. Non voglio parlare di me stesso, sarei presuntuoso. Ma in tanti anni di carriera, una macchina per provare a vincere il mondiale io, come tanti altri, italiani e non solo, non l’ho mai avuta. Quindi, con la situazione che si è creata, quando si sa benissimo che al massimo soltanto tre o quattro scuderie possono, in prospettiva, immaginare di poter conquistare il titolo, ecco, diventa praticamente inevitabile scommettere. Leclerc, che sta a Maranello da tanti anni, ritiene che sia possibile per lui coronare il sogno con la squadra alla quale è legato da quando era un ragazzino. In questo senso, fa bene a rimanere. Poi, come sempre, l’esito della scommessa dipenderà non tanto da Charles, che per essere bravo e’ bravo, ma dalla proprietà, dagli investimenti, dagli ingegneri…”
Ultima cosa, pronostico secco: domenica chi vince a Monaco?
“Antonelli. 22 anni dopo, datemi un erede!”
