Baldisserri e le incognite di Spa
Quando ripenso alle tante persone che il destino mi ha fatto incrociare, beh, mi rendo conto che il valore umano di non pochi protagonisti mi ha aiutato nel raccontare le vicende delle quali sono stato testimone.
È il caso ad esempio di Luca Baldisserri, uno degli ingegneri più preparati nella storia recente dell’automobilismo. Non a caso, negli anni in cui è stato al muretto Ferrari, il prode Baldo, come lo chiamavamo affettuosamente noi amici, ha conquistato la bellezza di 14 titoli mondiali tra piloti e costruttori, tra Schumi e Raikkonen. Poi, come non di rado accade dalle parti di Maranello, la storia professionale di questo Tecnico formidabile si è separata dall’azienda per la quale tanto lui aveva fatto. Non è un episodio raro e semmai contiene un’ipotesi di spiegazione a proposito di tanti anni tristi, senza gioie in pista. Ma lasciamo stare.
Ho chiesto a Luca, che lavora ancora nel settore delle corse a livello di monoposto extra F1, cooperando anche con la scuderia del papà di Antonelli, come immagina potranno evolversi le cose sul tracciato delle Ardenne. Ecco come mi ha risposto.
“Beh, la prima cosa che debbo confessarti è che mi domando come le nuove regole incideranno sul comportamento dei piloti. La pista belga è la più bella di tutte, io nel mio mestiere i tracciati li ho visti in ogni angolo del continente e ti assicuro che non c’è paragone fra Spa e gli altri tracciati…”
“Però stavolta c’è questa incognita del regolamento. Già a Suzuka, in primavera, abbiamo visto cose che non si conciliano benissimo con l’idea classica dell’automobilismo. A mio parere, hanno sbagliato a imporre l’equivalenza di potenza, 50 e 50 tra termico ed elettrico. So che stanno correndo ai ripari, è importante che abbiano preso atto dell’errore“.
“ E detto questo, il manico più forte mai ammirato sulle Ardenne era e rimane Schumi. Guarda che a lui non tutte le piste piacevano alla stessa maniera, ad esempio l’Austria non la digeriva per niente. Però in Belgio non c’era proprio partita, in condizioni normali, cioè senza incidenti o rotture, sull’asciutto come sul bagnato lui aveva una confidenza speciale con il circuito. Anche quando ha smesso, io uno forte come Michael non l’ho più visto”.
“Nel presente, una volta messa da parte la nostalgia, a me pare che la Ferrari, come si dice dalle mie parti, stia ancora camminando sulle uova. Mi spiego. Qualcosa di buono c’è, non vinci a Barcellona e a Silverstone se non disponi di una base competitiva. Però a certi livelli è decisiva la continuità nel rendimento e in mezzo tra Spagna e Inghilterra c’è stata la trasferta austriaca, non esattamente brillante. La mia impressione è che i vecchi amici di Maranello ogni volta debbano andare alla ricerca della combinazione perfetta. A volte azzeccano il bersaglio, a volte no. Sulle Ardenne di sicuro non puoi bluffare“.
“ Con Kimi Antonelli io ho lavorato quando era un monello. Si coglieva già dall’ora il suo enorme talento naturale, la propensione per la velocità pura. Ma in questo 2026 sta andando oltre le aspettative. Credo abbia ragione suo padre, una persona in gambissima, quando sostiene che Kimi comunque ha ancora cose da imparare. Alla sua età, non deve andare in pista con l’ossessione di diventare campione del mondo. Deve pensare a divertirsi, ovviamente sfruttando tutte le occasioni. Nell’ultimo periodo è stato sfortunato, ma sono cose che appartengono alla dinamica delle corse. Per dire, nel 2000, in estate, quando dopo oltre vent’anni eravamo vicinissimi alla conquista del titolo mondiale, Schumi ebbe due incidenti consecutivi in partenza in altrettante gare. Sono cose che purtroppo possono capitare. In generale, è ancora presto per accostare Kimi al Verstappen dei primi trionfi iridati. Ma è sulla buona strada, questo sì”.
“ Vivevo ai box quando Hamilton entrò nel nostro mondo. Sono passati quasi vent’anni. Il curriculum parla per lui. Ammetto francamente di essere rimasto stupito dalla sua rinascita in questa stagione. Anche perché non bisogna mai dimenticare che a Maranello ha un compagno di squadra tostissimo come Leclerc. Aggiungo che mi ha incuriosito il modo in cui Hamilton ha accolto il nuovo regolamento. Gente come Verstappen e Leclerc si è lamentata senza reticenze. Invece il britannico ha detto sin dall’inizio di trovarci molto bene con queste norme tecniche. È un atteggiamento che forse contribuisce a spiegare la rinascita di Lewis”.
“Di nostalgia per quel mondo che mi ha dato tanto e cui ho dato quello che potevo, francamente non ne ho. La vita ha le sue stagioni. Ho lavorato anche con Stroll e mi dispiace per il patron di Aston Martin, che continua a spendere tantissimi soldi senza trovare le soddisfazioni che meriterebbe in pista, nemmeno con Adrian Newey. Ah, un’ultima cosa: da quando la McLaren ha smesso di vincere, un nostro carissimo amico Comune, il perfido Cola, non si è più fatto sentire…“
