Profondo Rosso

Kimi ha fatto il regalo di compleanno a papà Marco

Kimi ha fatto il regalo di compleanno al papà Marco, figura fondamentale nella sua vita e nella sua carriera, visto che proprio nel sabato delle Ardenne il genitore tagliava il traguardo dei 62 anni.
Credo che il mio Harry Potter personale abbia fatto, sulla pista che amo di più, un altro numero da alta scuola. Ci sono stati momenti, nell’arco delle qualifiche, nei quali avevo persino avuto l’impressione che il ragazzo potesse incappare in una delusione. E invece, del frangente decisivo è stato banalmente perfetto. A impressionarmi, di nuovo!, e’ la differenza di prestazione tra lui e Russell. Magari George nella domenica del Belgio si trasformerà di nuovo nel clone di Gastone, il cugino fortunatissimo di Paperino. Però, guardare il distacco cronometrico tra i due piloti Mercedes induce a considerazioni che preferisco tenere per me, non volendo esagerare con l’euforia.
Per quanto riguarda la Ferrari, confesso di non avere capito bene se e quanto quella misteriosa bandiera gialla in uscita dai box abbia condizionato il risultato di Leclerc. Oggettivamente, sono portato ad escludere che Carletto sarebbe stato in grado di andare a prendersi la pole.
Dopodiché, è altamente indicativo che Hamilton, dopo l’errore della mattina, abbia chiuso il suo giro ad appena cinque millesimi dal monegasco. Yes, cinque millesimi. Siccome è nota l’ammirazione che io ho per Carletto, è evidente, una volta di più, che il baronetto è tornato.
Il resto. Verstappen ha ancora voglia di ruggire e sinceramente non comprendo cosa possa essere rimproverato al suo compagno di squadra, visto che Hadjar era comunque costretto a partire dal fondo in gara. Si chiama gioco di squadra e se a parità di condizione tra i due ferraristi non avesse funzionato alla stessa maniera mi sarei sorpreso in negativo, per usare un eufemismo. Adesso resta da capire se la Red Bull eviterà i limiti di affidabilità sulla distanza.
È interessante anche, al netto della penalizzazione, il timido riaffacciarsi di Norris a ridosso della prima fila. Il rendimento della McLaren, fin qui, è un mistero buffo, destinato forse ad essere chiarito nelle prossime settimane.
Un’ultima cosa, strettamente personale, anche se immagino sia condivisa da numerosi frequentatori di questo ameno luogo. Come è noto, io non apprezzo per niente il regolamento tecnico in vigore e le mie perplessità sono state persino consolidate dallo spettacolo del sabato belga. Al tempo stesso, debbo ammettere che non avevo mai visto così tanta gente sulle Ardenne. Ed è un fenomeno che si ripete inesorabilmente ad ogni tappa del mondiale. Domanda che rivolgo sommessamente a me stesso, avendo la consapevolezza di appartenere ad una generazione fatalmente nostalgica: e se avessero ragione loro? E se fossero quelli come me a commettere l’errore di non accettare i tempi moderni? Ho l’età per ricordare quando quelli della generazione prima della mia giuravano che i Beatles non sarebbero durati, che erano un fenomeno passeggero, che sarebbero stati dimenticati in fretta.
Beh, non è esattamente andata così, fermo restando che questa Formula 1, per uno come me, non sarà mai altezza di Let it be…

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