Profondo Rosso

Ma Domenicali non è Infantino

  1. Buon ferragosto a tutti, nel ricordo di Enzo Ferrari a 38 anni dalla sua scomparsa. Proseguo con le repliche ai vostri quesiti.
    @fatale e @stfchala. Vi chiedo scusa se vi accoppio, ma rappresentate le due facce della stessa medaglia. E rispondendo a voi rispondo a tutti quanti hanno formulato quesiti relativi al Dom di Imola.
    Non sarò breve. Fatale sostiene che Stefano Domenicali sta lavorando benissimo, mentre stfbarella lo spedirebbe nell’iperspazio su un razzo di Elon Musk senza biglietto di ritorno.
    Ecco come la penso io. Come ds Ferrari, il Dom ha contribuito all’epoca d’oro del Cavallino. Come team principal di Maranello, e’ l’ultimo ad aver vinto un mondiale (Costruttori 2008) e aver lottato per tre titoli piloti (2098,2010,2012) fino all’ultimo round del campionato. Li ha persi per 7 punti complessivi, se non ricordo male. Ma dopo è passata una generazione e un driver Ferrari in lizza per il Mondiale fino all’ultimo Gp non c’è più stato. Ovviamente, sull’argomento i fans di Vasseur (e prima di Binotto e di Arrivabene) muti e zitti.
    Aggiungo che se in morte di Marchionne, 2018, gli azionisti avessero richiamato Stefano come presidente ed ad a Maranello le cose, secondo me, sarebbero andate decisamente meglio.
    Ma capisco che il grande tema è Liberty Media, cioè la F1 del presente. Sarò schietto, as usual.
    La gestione Ecclestone, rivoluzionaria per gli anni Settanta, aveva poi trasformato la F1 in uno sport per vecchi. In America il piccolo Bernie non per niente non se lo filava quasi nessuno. Per giunta con scarsa trasparenza (potrei fare dozzine di esempi, ma mi taccio: basta il 2008 di Massa?).
    Su questo è inutile negare l’evidenza: io ho figlie e nipoti, nei loro vent’anni, roba fresca per loro, dei Gp se ne infischiavano. La F1 ha perso almeno un paio di generazioni. Dire che non è vero significa chiudere la conversazione: i fatti sono cocciuti.
    Liberty Media ha comprato il giochino per farne un business, per guadagnarci. Il modello Ecclestone, che pure nei decenni ha incassato cifre enormi, era finito. La F1 di Bernie, per dire, faceva la guerra ai social! Ora, io detesto i social, non li ho, non li uso. Ma se sei la F1 invece ci devi stare.
    Domenicali e’ stato preso da LM per governare la rivoluzione e lo fa benissimo per i suoi azionisti, visto che gli autodromi sono stracolmi e c’è la fila di paesi che si offrono per ospitare gare. Aggiungo che è da sciocchini dire: qualcuno deve chiedere le dimissioni del Dom! Ma LM non è la Fifa, Domenicali non è Infantino, LM è una azienda privata, solo appunto i suoi azionisti possono cambiare il top manager.
    Sul merito, infine. Io raccomando spesso a Stefano di cercare un punto di equilibrio tra tradizione e spettacolo. Non so se gli sia possibile. Ma anche qui, attenzione: come ho già spiegato, con questo regolamento tecnico, che a me piace zero, Domenicali c’entra ben poco, nel senso che lo hanno voluto FIA e costruttori quando l’elettrico sembrava l’unico futuro dell’auto (cosa peraltro da non escludere, visto quanto accade nel mondo: ma questo è un altro discorso).
    Dopodiché, il Dom sbaglia a non comprendere il disagio di noi …vegliardi: credo rientri tra i suoi compiti anche interpretare e rispettare le perplessità di chi ha più di cinquant’anni!
    Infine. Io non so se durerà questo boom planetario della F1. So che le cose cambiano, so che nel tennis Djoko propone set a 4 (magari perché è vecchio) e potrei andare avanti. Non per esaltare chi immagina mondi nuovi: ma non è male evitare di demonizzare chi non la pensa come noi.
    Infine 2. Una volta mio zio Mauro Forghieri mi disse: Leo, ma la macchina che guida Schumi non c’entra niente con quella che guidava Lauda, fare un Gp con 4 gomme e senza soste non è paragonabile a fare un Gp con 4 pit stop, Michael può fare 60 giri sempre al limite, Niki non avrebbe potuto permetterselo , l’automobilismo si evolve in continuazione…
    E aveva perfettamente ragione, Furia. Anche se non pochi tra noi non se ne sono accorti.

@valerio musa. Si’, ho conosciuto Guccini e un paio di volte l’ho intervistato sul palco di eventi, solo io e lui. E’ sempre stato gentile nonché profondo nelle risposte alle mie banali domande. Ho amato non poche sue canzoni e “Libera nos Domine” del 1978 e’ uno dei miei inni esistenziali.
@paolo fracassi. Onestamente io trovo molto ottimista l’ipotesi di una Ferrari mondiale in questo 2026. In fin dei conti Mercedes ha vinto 8 gare su 11! E’ anche vero che la Rossa è andata meglio di quanto io immaginassi e Hamilton in classifica non è così lontano da Antonelli. Sugli effetti di Zio ADUO, insomma, mi avvalgo della facoltà di non rispondere.
@luigi barbieri. Per quello che mi racconto’ il compianto Alboreto, il cambio di turbine nell’estate85 fu deciso dallo staff tecnico con beneplacito del Drake. Siccome andò male, dopo scatto’ la solita caccia al capro espiatorio…
@ale monta. Ciao. Su Forghieri e con Forghieri sono state scritte dozzine di libri. Nessuno bello come quello che potrei fare io ma non me la sento, eravamo troppo amici e ci sono confidenze che è bene restino tali per sempre. Sul dualismo Binotto-Arrivabene fu una faida tra due che non si sopportavano a pelle, quando invece sarebbe stato loro dovere cooperare per il bene comune. Tutto lì.
@stf. Caro Lautaro, la storia Ferrari-Ford con proposta di acquisto da parte del colosso di Detroit risale all’alba degli anni Sessanta. La faccio breve: già da tempo Enzo cercava un socio italiano, per tutelare la sua azienda e i dipendenti. Ma in Fiat comandava Valletta, che non credeva nell’auto di lusso e men che meno nelle corse. L’Alfa Romeo era in mano allo Stato e Ferrari preferiva non mischiarsi alla Roma dei politici. Così a malincuore accettò’ l’offerta degli americani, ponendo una clausola: lui doveva avere autonomia assoluta sulle corse. Prima i Ford dissero ok, però cambiarono le cose nel contratto: oltre un certo limite di spesa, Ferrari doveva chiedere l’approvazione del Cda di Detroit. Enzo si incazzo’ e straccio’ la bozza di intesa, tirando avanti da solo. Poi a Torino Valletta andò in pensione, Gianni Agnelli smise di fare il playboy e nel 1969 firmò la partnership (all’inizio cinquanta e cinquanta) con l’uomo di Maranello.
@serfar. Mio geniale custode della memoria, anzi tutto grazie. Quando dico che Todt presidente Fia non ha mai aiutato la Ferrari fotografo l’evidenza. L’uomo è così: formidabile nel suo lavoro di manager nonché rancoroso. Con Maranello la separazione non fu indolore, al netto delle forme. Il resto, è venuto di conseguenza.
@kingross. La storia di’ Zimmermann somiglia a quella di Cardile l’anno prima. Perché in Ferrari certi divorzi accadano quando la monoposto per l’anno successivo è quasi pronta, beh, è un bel mistero. Ed è un mistero anche chi vincerà prima tra Ferrari, Juve e Nazionale di calcio.
@f180. Hamilton quest’anno sta facendo benissimo, a parte piccole sviste da…pennichella. Sulle Sprint: io non le amo, ma non è difficile capire che il grande pubblico, in autodromo o davanti alla tv, le preferisce ad un’ora di prove libere. Sul regolamento tecnico, ho già detto: è stato approvato da FIA e costruttori. Anche se i cospirazionisti preferiscono notoriamente incolpare l’uomo nero di Imola, cioè Domenicali.

comments powered by Disqus