Profondo Rosso

I primi vent’anni di Kimi Antonelli

Oggi, martedì, Kimi Antonelli compie vent’anni.
Agli auguri, aggiungo molto volentieri un senso di gratitudine, che qui e altrove ho tentato ripetutamente di esprimere.
Mi spiego. Nel corso della mia troppo lunga carriera, ho raccontato, tra tante altre cose, perché ho sempre detestato il giornalismo mono dimensionale, il romanzo popolare dell’automobilismo. E mai, in quasi mezzo secolo di cronache, Il destino mi ha permesso di narrare di un pilota italiano protagonista a livello assoluto, forse persino prossimo campione del mondo.
Altrove sono stato più fortunato. Per dire, Alberto Tomba, di cui ho testimoniato dal vivo l’intera avventura agonistica, di anni doveva ancora compierne 21 quando vinse la sua prima prova di Coppa del Mondo. Ma in pratica, io e AT eravamo quasi coetanei, la condivisione delle emozioni, naturalmente su piani diversissimi, veniva spontanea.
Invece, questo Harry Potter di Bologna potrebbe quasi essere mio nipote. E quando lo vedo lottare su tutti i circuiti, purtroppo calato nell’abitacolo della Mercedes!, Non posso non ricordare, con una punta fatale di nostalgia, le righe e le parole che ho dedicato a Patrese e Alboreto, a De Cesaris e Nannini, a Stefano Modena e a Tarquini, a De Angelis e a Larini, a Trulli e Fisichella. E potrei continuare.
Ecco, probabilmente non che legittimamente a sua insaputa, Antonelli sta completando una storia cui, dal remoto 1953, da Ciccio Ascari, è sempre mancato il lieto fine.
Ovviamente, rispettando addirittura i fondamentalismi da circuito, non pretendo che i ferraristi come me si adattino a fare il tifo per questo ragazzo figlio della terra dei motori. Al cuore non si comanda. Ma è certamente vero che, dovesse come temo prolungarsi l’infinito digiuno rosso, beh, sarebbe oggettivamente stupendo potersi ritrovare ad applaudire un italiano sul tetto del mondo.
Di Kimi iniziarono a parlarmi benissimo, in tempi non sospetti, personaggi dei quali sapevo di potermi fidare. Le loro indicazioni, parlo di amici come Minardi e Baldisserri, non erano fuorvianti, non erano dettate da facili entusiasmi.
Poi, si capisce, lo so benissimo: nell’automobilismo inesorabilmente se non hai una macchina competitiva puoi anche essere Mandrake ma non vai da nessuna parte. Solo che questa consapevolezza andrebbe esternata sempre, non in esclusiva a proposito di Antonelli. Faccio un esempio, proprio perché c’ero: nel 2005 Schumacher, che considero uno dei più grandi di sempre, aveva una Ferrari ridicola causa gomme e veniva non di rado doppiato. Forse che non era un manico straordinario? Forse che Verstappen, in questa stagione ancora digiuno di successi, si è imbrocchito all’improvviso? E non era Senna, proprio lui, a sostenere che il driver più forte aveva diritto alla macchina più forte?
Badate bene, per evitare fraintendimenti. Non sto paragonando un ragazzo che oggi compie vent’anni ai fuoriclasse supremi che ho appena evocato. Sto dicendo che, per stare al presente, andrebbe segnalata la supremazia che il bolognese sta manifestando nei confronti del suo compagno di squadra Russell, che non è uno fermo. Questo sarebbe il parametro da valorizzare, il resto appartiene a chi non sa apprezzare la realtà perché è condizionato dal pregiudizio.
Ora che è finito anche sulle pagine di Topolino, nella versione del personaggio Kimi Paperelli!, questo giovanotto deve ricordarsi sempre e comunque degli insegnamenti del padre Marco, che non smette mai di raccomandare umiltà e senso della misura. E anche questo dettaglio, che poi dettaglio non è, per me è importante: viviamo in una epoca così sgangherata che le persone normali, perbene si diceva una volta, sembrano una eccezione.
Sto pensando che se Antonelli avrà una carriera lunga come quelle di Hamilton e Alonso, insomma, sarà ancora in pista nel 2051. Mi viene da sorridere, ma con un pizzico di magone, perché ovviamente io non ci sarò più.
Ma bastano e avanzano le emozioni di questo presente.
Buon compleanno, Harry Potter.

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