Montezemolo e la solitudine di Vasseur
Andando verso Monza, ha raccolto le sensazioni di un vecchio amico che mi ha regalato tanto emozioni.
Luca Cordero di Montezemolo.
Buona lettura.
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“Ho appena festeggiato con la famiglia i miei primi 79 anni. Ma ho ancora tante cose da fare, ad esempio sto portando i treni di Italo in Germania, perché non è vero che nel nostro paese si sia persa la voglia di fare. L’Italia è meglio di come ci ostiniamo a raccontarla. Dopodiché, ammetto che la mia valigia è piena di ricordi. Figuriamoci nella settimana che porta al gran premio di Monza… “
Luca Cordero di Montezemolo rifiuta garbatamente l’idea della pensione, anche se accetta di confrontarsi con una memoria che coinvolge oltre mezzo secolo di automobilismo.
“Pensi che sono reduce dal matrimonio di Alesi a Capri! Lui è stato il primo pilota che ho trovato Maranello quando nel 1991 sono stato nominato presidente della Ferrari. Purtroppo Jean non ha avuto la gioia di vincere il Gran Premio d’Italia con la Rossa”.
Ci andò vicino vicino…
“Si’, in un paio di occasioni, nel 1994 e nel 1995. Circostanze quasi surreali gli impedirono di tagliare il traguardo in trionfo. E per questo da presidente io sono stato costretto ad attendere il 1996 per festeggiare la mia prima vittoria a Monza”.
Fu un capolavoro di Schumacher.
“Esatto! Sa, era un momento delicatissimo. Il tedesco era da poco arrivato a Maranello, i risultati non c’erano e in casa Fiat a Torino, beh, serpeggiavano i malumori. Per fortuna, Michael, che si era imposto anche in Belgio nella gara che precedeva la trasferta in Brianza, realizzò l’impresa. Questo ci diede la tranquillità che era indispensabile per andare avanti. E il resto della storia lo conoscete”.
Dieci anni dopo, nel 2006, Schumi si congedò da Monza e dalla Ferrari con un’altra vittoria.
“Fu tutto molto emozionante. Io sapevo che alla fine di quella gara, qualunque fosse stato l’esito, Michael avrebbe annunciato l’addio alle competizioni. Era l’epilogo di un romanzo bellissimo. Lasciamo stare che poi ci abbia ripensato, ritornando in pista con la Mercedes. Ma con lui ho vissuto una epopea che credo sia rimasta nella memoria collettiva degli italiani. E questo non può portarmelo via nessuno“.
Altri frammenti di Monza in Rosso?
“Il 2010, il capolavoro di Alonso con la nostra macchina. Inoltre, proprio a Monza si è conclusa nel 2014 la mia avventura da presidente del Cavallino, perché proprio l’indomani del gran premio d’Italia venni bruscamente messo alla porta, in un modo che preferisco non rievocare“.
In compenso nel presente la Ferrari di gioie ne regale poche, avvocato.
“Beh, lei sa come la penso. Da anni sostengo come a Maranello ci sia una carenza di leadership. E naturalmente in questa sede mi riferisco soltanto alla realtà della Formula 1. Posso fare un esempio?”
Prego.
“Dopo l’ultima gara in Olanda, ho sentito critiche a Fred Vasseur perché non aveva impartito ordini di scuderia tra Hamilton e Leclerc. Però, vede, aldilà dell’episodio, ci dovremmo tutti chiedere con chi il manager francese possa confrontarsi all’interno dell’azienda. Non voglio fare la parte del nostalgico, ma ricordo che quando Todt in Austria impose a Barrichello di lasciar vincere una gara a Schumacher perché quello, giusto o sbagliato agli occhi della gente, era l’interesse della scuderia, beh, il brasiliano si lamentò molto. Io, che ero il presidente, lo mandai a chiamare e gli dissi: io rappresento la Ferrari, tu sei un nostro dipendente, se non ti vanno bene le scelte di Todt cercati pure un’altra squadra”.
Tradotto, avvocato?
“Io avverto la solitudine di Vasseur. Chi gli coprirebbe le spalle se dovesse prendere una decisione, magari pure impopolare? Me lo dica lei”.
Mi avvalgo della facoltà di non rispondere.
“E allora ci siamo capiti”.
Torniamo alla memoria di Monza.
“La felicità che ho provato come giovanissimo direttore sportivo nel 1975 non ha forse uguali. Vincemmo la gara con Regazzoni e con un piazzamento sul podio Lauda si garantì la conquista del titolo mondiale. La Ferrari non lo vinceva da 11 anni, dal 1964. Mi viene in mente che a festeggiamenti ultimati chiamai al telefono il vecchio Enzo. Era a casa sua, a Modena. Non la finivo più di ringraziarmi, era commosso, quando invece ero io che avvertivo un enorme senso di gratitudine nei suoi confronti”.
Questa volta come andrà?
“Ferrarista una volta, Ferrarista per sempre. Al cuore non si comanda. Spero in un’impresa di Hamilton o di Leclerc. Dopodiché, non nascondo la mia grandissima simpatia per Antonelli. So che partirà dalle retrovie per il cambio di motore, ma questo ragazzo è talmente bravo che potrebbe regalarci una magia. Del resto, non è lei che lo chiama Harry Potter?…”
