Profondo Rosso

Antonelli si è preso l’Italia, Ferrari che scempio

Faccio prima a confessare subito! Non avevo mai visto nulla del genere, in mezzo secolo o quasi di cronache dedicate all’automobilismo. Con Kimi Antonelli, che Dio lo abbia in gloria, l’immaginazione è definitivamente andata al potere. Accetto qualunque obiezione sulla superiorità tecnologica della Mercedes, apparsa di nuovo clamorosa sul tracciato di Monza. Ma qui stiamo parlando di un ragazzo di vent’anni che scatta dalla 19ª casella della griglia di partenza e che riesce in maniera fantastica a sorpassare tutti, anche più di una volta, andando a prendere poi nel tumultuoso finale, il compagno di squadra Russell, che forse adesso avrà definitivamente compreso con chi ha a che fare.
Quella di Antonelli, a dispetto della sua appartenenza alla scuderia dipinta d’argento, è romanticamente una storia italianissima. Viene dalla terra dei motori, viene da una famiglia dove la velocità su quattro ruote, grazie al padre Marco, è sempre stata una sorta di ideale di vita. Non nascondo che mi sono commosso a cospetto di un’impresa così spettacolare, sublimata da una scena che in passato sarebbe stata inimmaginabile. Mi spiego: tutti i tifosi della Ferrari presenti al circuito si sono alzati in piedi per tributare un’ovazione a questo Harry Potter di Bologna, che in fin dei conti lavora per la concorrenza. Non era mai accaduto in passato, per nessun altro Pilota tricolore al servizio di avversari della macchina rossa.
In buona sostanza, quello che Antonelli sta facendo va aldilà del semplice contesto agonistico. Lui sta realizzando una mutazione genetica che resterà, vedrete, nella memoria collettiva. Non so quanto ne sia consapevole, forse è troppo giovane per capirlo, ma qui si sta riscrivendo la storia, una storia lunga quasi un secolo. Ed è difficile, anzi impossibile, restare indifferenti.
Visto poi che l’ho scomodata, dirò adesso che la Ferrari ha riservato una delusione pesantissima ai suoi sostenitori. C’erano attese enormi, legittimate dall’utilizzo di una nuova versione del motore. Ebbene, non ha funzionato niente. Leclerc, dopo aver litigato allo Start con Hamilton, è incappato in uno spaventoso incidente, per fortuna senza conseguenze fisiche. Il baronetto non è mai stato protagonista del gran premio. È già che ci siamo, aggiungerò che sarebbe ora, da parte di Vasseur, di far capire bene a entrambi i piloti che l’interesse della scuderia viene prima delle loro ambizioni personali.
Da Monza, la Ferrari esce ammaccata e ridimensionata. Come si dice in casi del genere, si rende indispensabile una accurata riflessione.

Una domenica bestiale. Per Charles Leclerc in primis. Ma poi anche per tutta la Ferrari, che ha visto sfumare ogni speranza, ogni aspirazione, ogni ambizione. Il bilancio finale è desolante. Lewis Hamilton ha chiuso al sesto posto, il che significa che è andato più piano, non solo della Mercedes stellare ma anche della Red Bull di Verstappen e delle due McLaren. Un gambero Rosso a Monza, probabilmente la fine di qualunque prospettiva gioiosa per questa stagione. E gli interrogativi sono tanti. Il fallimento della nuova versione del motore è un gigantesco. Interrogativo. Inoltre, diventa indispensabile chiarire i termini del rapporto tra i due piloti, perché l’episodio in partenza è stato, al netto delle conseguenze, francamente deprimente.

Non ho altro da aggiungere.

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