Profondo Rosso

Anche la fortuna tifa Antonelli

Volendo, potremmo prenderlo come un segno del destino. Harry Potter ha vinto ancora, ma questa volta non ha avuto bisogno di sfoderare magie. Anzi, dirò con franchezza che Antonelli in Spagna è stato aiutato dalla buona sorte, perché senza la decisione dei commissari di attivare la Virtual Safety Car con ogni probabilità il successo sarebbe andato a Lando Norris, che lo meritava pure. E sulla inadeguatezza dei commissari di gara, di generale, mi sono espresso troppe volte per tornarci sopra.
Ma Dicevo di Antonelli.Eh, anche da queste cose si può intuire la potenziale dimensione di un fuoriclasse emergente. Mi viene in mente, ad esempio, il primo trionfo di Sinner a Wimbledon, certamente propiziato dal ritiro per ragioni fisiche di un avversario che lo stava mettendo nettamente sotto durante la fase eliminatoria.
Insomma e senza esagerare: Kimi dopo Madrid è molto più vicino a un titolo mondiale che certamente stramerita, anche in ragione di quanto mostrato sotto gli occhi di José Mourinho, presente ai box. Mi spiego: non dovendo mai dimenticare che il mio figlioccio bolognese ha appena vent’anni, è stata strepitosa la testimonianza di maturità. Quando ha compreso che le circostanze lo stavano aiutando, Antonelli ha corso come il Lauda o il Prost di una volta: non sono sicuro gli sia piaciuto, conoscendone l’estro battagliero e l’amore per lo spettacolo, ma è prova di consapevolezza adattare il proprio atteggiamento alla dinamica degli eventi.
La consacrazione mondiale è meno lontana. Forse è presto per iniziare a fare calcoli, ma le prestazioni non esaltanti di Russell garantiscono al ragazzo italiano un margine di sicurezza.
Detto per inciso che questo tracciato madrileno è una boiata pazzesca in stile corazzata Potemkin, Così come erano esagerate le profezie di bandiere rosse a ripetizione,vengo al rovescio della medaglia, almeno per chi sente di appartenere alla terra dei motori.
Un altro gran premio senza podio per la Ferrari. Onestamente, un’altra delusione. Non è un alibi l’inconveniente riscontrato sulla monoposto di Hamilton: anzi quando ci si imbatte in guai figli della inaffidabilità, beh, significa che qualcosa non funziona.
Dirò qui è ora che Leclerc mi è piaciuto moltissimo, per il modo in cui ha affrontato una situazione anche psicologicamente non semplice dopo i disastri di Monza e non potendo utilizzare la versione aggiornata del motore. Siamo sempre lì: se andate a scorrere l’ordine d’arrivo, Carletto non lo trovate sul podio.
Il timore è che in Ferrari, sia pure certo non tra i piloti, sia ormai scattata una sorta di rassegnazione. Tra Ungheria, Olanda, Monza e Spagna il bottino e magrissimo. Ci si aspettava un colpo d’ala, invece tutte le premesse e le promesse sono state spazzate via.
Si può andare avanti così?

ps. Chi pensa che Ironia sia una regione montuosa della Bulgaria ha sbagliato indirizzo, meglio vada a leggere altrove. Grazie

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