Profondo Rosso

Piero Ferrari tra Niki Lauda e Kimi Antonelli

Come non pochi sanno, da oltre 40 anni io sono buon amico di Piero Ferrari.
Proprio perché lo conosco, al contrario di tanti, so con quanta dignità si sia confrontato con la figura enorme di un padre che è stato uno dei simboli del Novecento italiano.
Il fatto poi che le nostre opinioni non di rado coincidano conta poco: ovviamente, potrebbero essere pure sbagliate!
Ora che siamo vicini ad un evento speciale come la conquista del titolo mondiale di F1 da parte di un pilota italiano, mi ha fatto piacere parlarne con lui.

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“A me Kimi fa venire in mente Niki, inteso come Lauda. E dal mio punto di vista si tratta di un complimento straordinario, ovviamente meritatissimo”.
Piero Ferrari, il figlio del Drake, era un bambino di appena otto anni quando un pilota italiano vinse per l’ultima volta il campionato del mondo di Formula 1.
“Era il 1953 -ricorda il vicepresidente della azienda di Maranello- Ho una vaga memoria dell’impresa di Ciccio Ascari, un personaggio che ha contribuito tanto alla nascita della leggenda della nostra fabbrica”.
Adesso, parecchie vite dopo, finalmente ci risiamo, caro Piero.
“Beh, magari non accadrà già domenica in Texas, ma mi pare francamente impossibile che Antonelli possa perdere il titolo. E aggiungo subito che per tutto quello che ci ha fatto vedere nell’arco della stagione la sua consacrazione è più forte di qualunque perplessità!”.
Ma quanto le suona strano vedere un italiano campione a bordo di una macchina che non è la Ferrari?
“Guardi, sono sincero: naturalmente sarei stato più contento se il mondiale fosse stato conquistato da uno tra Leclerc e Hamilton. Ma nel momento in cui questa prospettiva si rivela irrealizzabile, mi fa piacere che sia un figlio della nostra terra, la terra dei motori, a salire sul trono dell’automobilismo“.
Lei conosce personalmente l’Harry Potter di Bologna?
“No, fin qui non ho mai avuto modo di incontrarlo. Potrei dire, senza esagerare, che sono un suo ammiratore a distanza”.
Come scatta il paragone con Niki Lauda?
“Guardi, qui deve permettermi di sviluppare un concetto non semplice”.
Prego.
“Vede, una volta in Formula 1 l’anagrafe contava, anche un fuoriclasse come Lauda arrivò in pista che aveva qualche anno in più di Antonelli. Adesso viviamo un’era nella quale i tempi dell’esordio sono molto anticipati. Fatta questa premessa, il paragone regge perché Kimi, come il primo Niki in Ferrari, ha palesato da subito una maturità persino sorprendente. Io non ricordo gravi errori dell’austriaco quando mio padre gli affidò la nostra macchina. Allo stesso modo, Antonelli ha saputo evitare gli sbagli figli della inesperienza. Questo è un particolare molto significativo, perché rende testimonianza dell’equilibrio del campione”.
Quindi Kimi Antonelli sarebbe piaciuto anche ad Enzo Ferrari.
“Assolutamente sì! Sa, è vero che è un certo punto della sua storia mio padre decise di non scommettere più sui piloti italiani. Dopo la fine tragica di Lorenzo Bandini, morto per le conseguenze di un incidente sul circuito di Montecarlo nel 1967, papà capì che far correre un italiano con la nostra vettura rossa significava esporlo a pressioni talvolta insostenibili. Fece un’eccezione solo sul finire della sua vita, quando chiamò Michele Alboreto, che avrebbe meritato di laurearsi campione. In generale, mio padre sapeva apprezzare l’istinto naturale per la velocità, accompagnato dalla lucidità nella gestione del mezzo meccanico. È in questo Antonelli è già un maestro”.
Possiamo immaginare che inaugurerà un’era?
“Senta, non dobbiamo mai dimenticare che nel nostro settore la macchina fa inesorabilmente la differenza. Però Kimi è stato formidabile a comprendere subito il nuovo regolamento tecnico, con una rapidità mentale che forse è mancata al suo compagno di squadra Russell. In questo senso, la giovanissima età è stata un vantaggio per il bolognese. Inoltre in alcune situazioni Kimi è stato anche aiutato dalla fortuna, il che non guasta, eh. Detto questo, Antonelli ha tutto per restare protagonista nel medio e nel lungo termine”.
Nonostante la rinascita di Verstappen?
“Max è un fenomeno! Ma è anche giusto sottolineare che, nei suoi primi primissimi anni nei gran premi, l’olandese commetteva più errori di Kimi. Poi, certo, il confronto tra loro sarà tutto da gustare, sperando del mio punto di vista che nella lotta per il titolo nel 2027 ci siano anche Leclerc Hamilton”.
Concesso. Ma vedremo mai Antonelli vestito di Rosso?
“Ah, su questo entrano in ballo tante circostanze, ci sono contratti da rispettare, impegni già presi. Poi, io non sono un ipocrita, chi non amerebbe vedere un italiano al volante della macchina che porta il nome di mio padre? E suppongo che per le sue radici, la cosa non dispiacerebbe nemmeno al ragazzo di Bologna. Magari un giorno succederà, perché no?”
Piero, fin qui non le ho chiesto niente su questa stagione della Ferrari…
“E ha fatto bene, perché io sommessamente credo che alla nostra scuderia servano i fatti, non le chiacchiere. Quest’anno abbiamo visto cose buone ed altre meno buone. Abbiamo tutti il dovere di lavorare per raggiungere l’obiettivo che i nostri tifosi, che vanno sempre ringraziati per la loro pazienza, aspettano ormai da tanti anni. Nel frattempo, ancora complimenti a Kimi. È un figlio della nostra terra dei motori… “

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